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Peti e Piste

October 29th, 2003 by Viviolas

La scoreggia dello sciatore

La scoreggia può fornire per reazione anche un'ottima spinta sulle piste più ardueOggi mi è arrivata via posta una di quelle solite cazzate che girano in rete a suon di forward tra amici. Trattasi del word-file con la classificazione delle scoreggie, con tanto di esempio in “.wav”. Una roba della serie “bonjour finesse”…
La particolare situazione intestinale di questo periodo (io adoro le castagne! cosacidevofare…) associata anche al fatto che ieri sera qui nevischiava fine fine, mi ha riportato alla mente un episodio dell’inverno scorso, mentre ero a LaThuile in uno dei miei consueti sabati in montagna, praticamente una conferma di uno dei punti di quell’elenco di cui sopra: la “loffa dello sciatore”.
È troppo vera!

Stavo scivolando giù dal Belvedere verso il lago Verney (chi c’è stato sa dov’è), ed ecco che… insomma… ecco che si presenta lo “stimolo”.
Dal momento che sto sulle piste, che sono praticamente solo e che a LaThuile, soprattutto nella zona verso il confine italo-francese, c’è sempre un po’ di vento, fresco e pungente, ho convenuto che non era proprio quel gran problema se… mi lasciavo andare un momentino.
Beh, ragazzi: non fatelo!
Il motivo è semplice: è esattamente in queste situazioni che ha inizio l’atroce tormento della “loffa dello sciatore”.
Per inciso: la “loffa” è quel particolare tipo di esalazione sfinterica che non fa alcun rumore, è caldissima ed è letale all’olfatto.
In quella situazione, da *quel momento* in poi provi una sensazione come di… di… di “lubrificazione”.
Insomma… vai avanti a sciare con una nuova sensazione di *viscido* tra le chiappe, dapprima con l’idea che “massì, dai, tra un po’ passa”, dopo (ma mica tanto dopo) nella tua mente quell’idea comincia lentamente a prendere un altro aspetto, e pensi che… sostanzialmente… ti sei cagato addosso!
La convinzione di saper gestire bene il tuo corpo in quei frangenti, dovuta anche alla decennale esperienza ormai maturata, ti porta però a percorrere svariate piste, prendendo svariati impianti di risalita, prima di cedere davvero a quella strana sensazione e a quell’idea che come un tarlo ti macina il cerebro, e volgere le punte degli sci verso il primo rifugio dotato di cesso, per andare a verificare che è successo. Anche perchè a quel punto, ormai sei tragicamente convinto che stai sciando con la classica ‘frenata’ nei boxer… e non solo.

Ecco, qui comincia un’altro tipo di calvario, soprattutto se, come successe a me, questa cosa ti capita intorno a mezzogiorno, periodo della giornata in cui il 60/70% degli altri sciatori si ferma a mangiare (…e dove hai le piste libere!!!).
Intanto se ti va bene parcheggi gli sci a 50 m dal rifugio, quindi non bastava il movimento tipico dello sci a tallone libero ad enfatizzare quella sensazione di cui sopra. Ci voleva anche il lungo tragitto a piedi verso il cesso.
Poi – mica finita – la coda. Eeeh sì, perchè non è pieno solo il ristorante…
E allora stai lì, buono buono, in coda, con le chiappe strette, cerchi di muoverti poco, mentre ti viene in mente ogni genere di sega mentale, tipo: “cazzo, si sentirà?!”, “mannò, figurati, con l’odore di spezzatino che gira qui e con le narici congelate dal freddo non è possibile…”, “e se fossi solo io quello che non sente?”, e cose di questo genere.
10 minuti (10!!!) di coda dopo riesci a guadagnare la porta di quel benedetto cesso, la chiudi, chiudendo fuori il mondo intero per un momento, ti apri tutto l’armamentario di Gore-Tex, polipropilene e quant’altro per trovare… (suspàns…) …

N I E N T E !!!

Non c’è niente!!! È tutto fottutamente occhèi!!! (sì, occhèi tutto, tranne l’amico Fritz che dal freddo si è ritirato a tal punto che sembra il moccolo di un sigaro appena spento…) L’avevo detto io! Ma com’è possibile??! Tutto sto casìno, tutte ste discese perdute per… niente!!!Beh, esiste una spiegazione scientifica a tutto questo, ed è scientifica proprio perchè è verificabile e ripetibile, che ho formulato durante le discese appena successive all’inutile tappa-cesso: l’altitudine, come si sa, comporta un abbassamento della pressione atmosferica e per la legge di Boyle & Mariotte genera una dilatazione dei gas in maniera direttamente proporzionale all’abbassamento della pressione.
Questo per spiegare perchè in montagna le scoreggie vengono più facilmente (quindi meglio che i “perbenisti” che han da dire lo sappiano: è questione di fisica, ragazzi. Non è colpa nostra!).
L’effetto della “loffa dello sciatore”, infine, è generato nientemeno che dalla condensa creata dal gas espulso.
Tanto più vi siete coperti e tanto più fuori fa freddo… tanto meno dovete cedere al piacere di rilasciare dei gas in giro per l’ambiente!!!

Fidatevi della fisica.
Non scorreggiate in montagna.

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Le Zucche di Halloween

October 27th, 2003 by abietto

Come sentirsi stupidi ma felici a trent’anni

Ce l’ho fatta. Non solo sono riuscito a trovare delle zucche di Halloween adatte all’occasione, ma sono persino riuscito a realizzarne una con poco sforzo e con risultati più che soddisfacenti. Direi che tutto ciò merita di essere immortalato in un articolo.

Innanzitutto, sappiate che sia all’Ortomercato di Milano sia nei supermercati della catena UNES si trovano zucche di Halloween ottime per la bisogna e a costi ragionevoli: io ho acquistato la zucca che vedrete in questo articolo e un’altra ancora più bella, con la forma tondeggiante tipica delle lanterne cacciastreghe, di notevoli dimensioni, per un totale di 12 €. Considerato che potrete conservare i semi per seccarli e mangiarvi le semenzine o usare la polpa per fare dolci o tortelli, mi sembra che sia un affare niente male. Ma passiamo alle cose serie:

La preparazione
Per preparare una zucca di Halloween come si deve avrete bisogno delle seguenti cose:
Abbiamo tutti gli strumenti: siamo pronti all'impegno.

  1. Una zucca arancione panciuta
  2. Un coltello ben affilato e aguzzo, possibilmente dalla lama lunga. Un normale coltello da carne può andar bene, se la scorza della zucca non è eccessivamente dura.
  3. Un grosso cucchiaio o, ancora meglio, lo scovolino con la leva per fare le palline di gelato.
  4. Degli spilli o delle forbicine con le punte aguzze e sottili.
  5. Un foglio di carta.
  6. Un pennarello nero.
  7. Una candela.

Una volta che avrete tutto l’armamentario pronto, potrete passare alla lavorazione vera e propria.

Fase 1: tagliare la testa
Ecco l'esperto collaboratore di ASN mentre si accinge a tagliareTagliate una sezione della zuccha tutt’attorno al picciolo. Diciamo che se fosse un mappamondo, dovreste tagliare attorno al circolo polare artico. È importante che il taglio sia in diagonale, perché così poi sarà molto più semplice riuscire a estrarre il “tappo” per poter svuotare la zucca e, una volta terminata la lanterna, inserire la candela.

Il tappo è stato tagliato. Vediamo l'interno della zucca.

Fase 2: svuotare l’interno
Dettaglio dell'interno della zucca.Svuotare l’interno della zucca è la parte più complicata e faticosa, soprattutto se, come in questo caso, si tratta di una zucca oblunga e alta, per cui è più difficile scavare il fondo. L’interno è particolarmente fibroso, viscido e ricco di semi (le famose “semenzine”). Con un cucchiaio lungo è possibile riuscire ad arrivare a scavare anche il fondo. La cosa importante da ricordare è che non è sufficiente cercare di togliere i semi e le fibre, ma è consigliabile raschiare leggermente le pareti, in modo che risultino pulite ma ancora morbide e umide. Questo farà sì che non dovremo preoccuparci di lasciare una candela accesa all’interno della zucca anche per diverse ore.
Svuotare la zucca è un'attività faticosa ma gratificante, soprattutto per gli aspiranti chirurghi.A quanto ne so, esistono diversi tipi di zucche arancioni con un contenuto piuttosto differente: se siete fortunati trovate un interno simile a quello mostrato nelle foto, con poca polpa e pochi semi, se siete sfortunati, invece, potete trovare l’interno completamente pieno e la procedura di svuotamento può richiedere parecchio tempo. In ogni caso, appena l’interno della zucca sarà bello liscio e cavo, potremo procedere alle fasi successive della lavorazione.

Fase 3: design
La fase creativa.Ora bisogna decidere che tipo di “volto” dare alla zucca. La cosa migliore, per quanto ho potuto vedere, è procedere in due modi: o disegnare con una matita direttamente sulla superficie esterna della zucca facendo dei tentativi, o disegnare vari design su un foglio, decidendo in seguito quale applicare. Per l’esempio qui esposto abbiamo scelto la seconda via (consigliata anche da Tom di Extreme Pumpkins, un vero maestro nel campo). Abbiamo dunque disegnato varie facce e poi abbiamo scelto uno dei disegni e lo abbiamo avvolto attorno alla superficie della zucca, nel punto che sembrava più liscio.
Buchiamo il foglio e la zuccaUna volta fatto questo, prendendo degli spilli lunghi o delle forbicine con la punta sottile e acuminata, potremo fare dei buchi attraverso il foglio di carta e nella superficie della zucca in modo da creare dei punti di riferimento per i tagli successivi e, in questo modo, riprodurre con una ragionevole precisione il disegno originale. Poi togliamo il foglio e guardiamo il risultato:

Ecco i buchi che faranno da punti di riferimento per dare forma alla faccia della zucca.

Fase 4: la faccia della zucca
Ecco il risultato finale dopo aver fatto i tagli.A questo punto ciò che rimane da fare è molto poco e molto semplice: riprendendo in mano il lungo coltello acuminato e, possibilmente, con la lama seghettata (in modo da poter tagliare la dura scorza della zucca più rapidamente) dovremo collegare i punti di riferimento riproducendo il disegno della faccia, un po’ come si fa nella “pista cifrata” della Settimana Enigmistica. Il risultato è assicurato.

Fase 5: la candela
L'ombra della strega...Prendete una candela bassa (altrimenti la bocca non verrà molto illuminata, dato che è più in basso e all’altezza della “base”), possibilmente una di quelle mangiafumo contenute in una vaschetta. Potete metterla all’interno della zucca infilandola dall’alto, quindi potrete richiudere tranquillamente la zucca rimettendo il tappo al suo posto. Per accendere la candela, accendete un foglio di carta arrotolato e infilatelo nella bocca della zucca fino a dare fuoco allo stoppino. Non rimane che dare un’occhiata al risultato finale e poi mettere la lanterna cacciastreghe in un punto in cui sia visibile dai vostri vicini, magari su un balcone che dà sulla strada o su una finestra che dà sul cortile interno del vostro palazzo. Ora sì che potrete dormire sonni tranquilli!

Potrete sempre utilizzare i pezzi tagliati per qualche scherzetto o per uno spuntino!

That’s all, folks! Buon Halloween!

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