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Pensiero Laterale

March 29th, 2006 by abietto

Kardax chiuse la porta con uno schianto che fece sobbalzare tutti i presenti, lui compreso. Aveva i quattro occhi iniettati di sangue violaceo ed era palesemente in uno stato di grande agitazione. Le scaglie sulle spalle e sulla fronte erano tutte ritte e frementi.
-Kar! Che c’è? Cos’è questa furia?- disse Xaabras, un Vegano magrolino con quattro grosse lenti elettro-ottiche sugli occhi e il cranio quasi completamente privo di scaglie. Era iscritto a psicofisioenergetica ed era davvero molto in gamba, il primo del suo corso. Studiava di continuo, sembrava quasi che non facesse altro nella vita, e infatti anche ora era immerso tra decine e decine di olodischi, con un paio di proiettori accesi, attorniato da altri quattro o cinque Vegani che stavano consultando gli appunti presi a lezione sui loro Olomax.
Kardax si guardò attorno con aria smarrita, poi si avvicinò a Xaabras e gli sussurrò: -Hai un momento?
-Sì… certo…- rispose l’amico, spegnendo i visori e alzandosi di malavoglia dal suo posto preferito nell’oloteca, -Ma che succede, si può sapere?
-Seguimi. – disse l’altro per tutta risposta, e si diresse verso la porta dell’archivio interno in tutta fretta.

-Allora, Kar? – chiese Xaabras subito dopo essersi chiuso la porta alle spalle.
-Ho appena ricevuto una notizia terribile, davvero terribile! La peggiore notizia del mondo! Non puoi neanche immaginare!…
-Avanti, su… dimmi di che si tratta, stai facendo agitare anche me!
-E infatti dovresti essere agitato! Nessuno su questo pianeta dovrebbe essere calmo, in un momento come questo!
Kardax girava attorno a lunghi e bassi scaffali pieni di olodischi divisi per materia e per ordine alfacromatico. Sembrava che non riuscisse a stare fermo sugli artigli. Si asciugò le scaglie della fronte con un gesto nervoso, quindi si girò verso Xaabras ed esclamò: -I Blastar stanno per attaccare Vega!
-Cosa?
-Hai sentito bene! I Blastar stanno per attaccare Vega! Non abbiamo scampo! Siamo finiti!
-Aspetta un attimo, come fai a sapere una cosa del genere?
-Lo sai che ho delle conoscenze allo spazioporto… Mi prendi sempre in giro perché frequento quegli ambienti, ma a quanto pare si sono rivelati più utili che stare inchiodato su una sedia in oloteca!
-Che c’entra lo spazioporto?
-C’entra! Ci sono fonti di ogni genere… Mercanti indipendenti, cacciatori di taglie, contrabbandieri, ufficiali di linea… E molte di queste fonti affermano la stessa cosa: la flotta Blastar si sta dirigendo verso questo sistema stellare!
-Andiamo, Kardax… Sai meglio di me che non si tratta di fonti attendibili. Dopo qualche dado alcolico nei locali dello spazioporto si può sentire qualunque cosa! Ti ricordi quella volta che affermavi con grande convinzione che il sole di Mizar stava per esplodere? E quell’altra volta in cui ti eri spaventato a morte per un presunto Drago Stellare? Suvvia…
-No, stavolta è diverso! Non si tratta di chiacchiere da taverna, che diamine! Devi avere fiducia in me! Ho sentito capitani della Flotta Commerciale giurare di essere riusciti a portare il cargo a terra per un soffio poco oltre questo sistema! Indovina un po’ da chi erano stati attaccati?
-Ma Kardax, ragiona! Una notizia di questo genere arriverebbe forse allo spazioporto e non alle autorità militari? Pensi che i sensori a lungo raggio e le navi di ricognizione non abbiano rilevato nulla?
-Ci ho pensato anche io, che ti credi? Non sono mica uno stupido, anche se non sto tutto il giorno a studiare e mi piace ogni tanto mangiare qualche dado! Magari sanno già tutto ma non hanno detto nulla per non scatenare il panico tra la popolazione! Tanto a che servirebbe? Non avremmo la minima speranza. Oppure non sanno proprio un bel niente! Non lo sai, forse, che i Blastar hanno dei dispositivi capaci di deviare il raggio dei sensori? Riescono a rendersi visibili soltanto poco prima di lanciare i loro attacchi, per questo sono ben pochi quelli che possono raccontare di essere sopravvissuti a un loro assalto! Non conosci la loro fama?
-Come ti ho già detto tante volte, non do molto retta alle storie che si raccontano allo spazioporto.
-Beh, dovresti! I Blastar sono un popolo di guerrieri! Sfidano le altre civiltà a battersi fino all’ultimo uomo! Hanno distrutto interi mondi! Possibile che tu non sappia nulla di tutto questo, con tutti gli olodischi che divori qua dentro?
-Studio altre cose. E poi mi sembra che sia tutto così improbabile…
-Già, probabilmente lo pensavano anche le popolazioni degli altri pianeti che sono stati attaccati. Lo sai quanto ha resistito Gamma Hydra contro il loro attacco? E bada bene che quel sistema aveva difese planetarie di prim’ordine e una flotta da battaglia con i fiocchi!
-Quanto?
-Un ciclo e mezzo! Da quando i Blastar sono entrati nel loro sistema, non hanno fatto a tempo a vedere sorgere il sole due volte! Sono stati completamente massacrati! Ti rendi conto?
-Non so… come ti ho già detto non credo che una cosa simile sia possibile. In ogni caso penso che sarebbe giusto cercare di avvertire le autorità. Noi di certo non abbiamo né le difese planetarie né la flotta di guerra di Gamma Hydra. Non resisteremmo nemmeno un ciclo di fronte a un attacco di questo tipo.
-Avvertire le autorità? E a che scopo? Se lo sanno già perderemmo soltanto il nostro tempo. E se non lo sanno, non crederanno certo così, su due piedi, alle nostre parole! No, l’unica cosa sensata da fare è fuggire dal sistema adesso, fintanto che abbiamo una possibilità! Prima che sia troppo tardi! Su Cauda Draconis hanno provato ad attaccarli mentre erano in orbita, con navi robotizzate, tutto telecomandato… sembrerebbe una buona tattica, no? E invece hanno perso e sono stati distrutti! E su Sol? Sai, gli Umani, quelli nel programma Sviluppo Terza Galassia dei Reticuliani… Hanno tirato addosso alle navi Blastar missili nucleari e persino dei prototipi anti-materia. Non gli hanno scalfito nemmeno lo scudo di energia! Allora hanno atteso l’atterraggio per scatenare una guerra campale in grande scala, contando sull’indubbio vantaggio che derivava dalla conoscenza del territorio. Sembrerebbe saggio, vero? Niente, spazzati via! Le poche centinaia di umani rimasti in vita sono stati portati in salvo e ora sono su Zeta Reticuli a riprendersi dallo shock! Non capisci? Sono state tentate tutte le tattiche possibili, tutti i tipi di combattimento! Non si può vincere contro i Blastar!
-E quindi la tua soluzione sarebbe fuggire?
-Certo! Che altra soluzione può esserci? Salviamoci le scaglie finché ne abbiamo ancora attaccate alle ossa!
-No, io non ho nessuna intenzione di fuggire dal pianeta. In primo luogo potrebbe essere un colossale scherzo, e ci faremmo soltanto la figura degli idioti. In secondo luogo, se anche fosse vero, a maggior ragione voglio cercare di fare il possibile per dare una mano. Come potrei abbandonare il mio pianeta, la mia razza, di fronte a una crisi di questa scala?
-Ma non puoi fare nulla! Non mi hai ascoltato, dunque? L’unica cosa che potrai fare sarà morire insieme agli altri Vegani! Non è forse più logico cercare di salvare la propria vita e quella delle persone che ci sono care? Cercare di far scappare quanta più gente possibile per ricominciare da un’altra parte?
-No, non servirebbe neanche questo? I Blastar potrebbero arrivare anche lì, prima o poi. Il problema va affrontato qui ed ora.
Kardax sembrò sgonfiarsi. Le scaglie si abbassarono, così come le spalle, ed emise un lungo sospiro.
-Sei pazzo. Io ti ho avvertito, ho fatto quanto era in mio potere. Ora, se vuoi rimanere e farti uccidere da una razza di psicotici interstellari, è una decisione tua. Io ho già pronto un mercantile di Aldebaran che mi aspetta. Contavo di portarti con me.
-Sei stato gentile e non credere che non apprezzi il tuo gesto. Forse hai ragione tu, sono pazzo… Ma penso di poter fare qualcosa e voglio rimanere. Non ti biasimo per la tua decisione. Fai quello che ritieni giusto.
Kardax guardò fisso l’amico mentre dei grossi lacrimoni si formavano alla base dei quattro occhi tristi. Poi lo abbracciò forte e corse fuori, sbattendo la porta rumorosamente. Gli studiosi dell’oloteca si chiesero quale potesse essere il motivo di tanto chiasso in un luogo di studio e, malauguratamente, lo scoprirono anche troppo presto.

All’inizio fu soltanto un grande, immenso, cacofonico, planetario caos che distruggeva tutte le attività quotidiane. Ci fu sgomento, apprensione, panico, terrore puro, incredulità, malcontento, dissidio… Tutti i Vegani reagivano alla notizia dell’imminente attacco secondo la propria natura, e l’isteria di massa traduceva le differenze individuali in folle pericolose che tentavano di fare qualcosa, senza sapere cosa fare, di fuggire, senza sapere dove andare, di sfogare la propria rabbia, senza sapere con chi prendersela.
Il Governo Centrale presentava, su scala minore, le stesse sindromi nevrotiche dell’intero pianeta: fioccarono voti di sfiducia persino per gli addetti alle pulizie del Senato, ci furono interrogazioni e vertenze di ogni genere, discussioni interminabili che non facevano che avvicinare sempre di più l’inevitabile senza risolvere nulla.
Alla fine, il Conestabile Supremo del Dicastero Extraplanetario, fece una proposta. Tutti ammutolirono, nelle grandi aule, con i quattro occhi sgranati a osservare il piccolo, vecchio Vegano che parlava. Quando la sessione fu aggiornata, il Conestabile venne portato da un trasporto di massima sicurezza al Dicastero delle Comunicazioni. Nella Torre Principale Ovest venivano tenuti i dispositivi di controllo per le trasmissioni ufficiali da e per il pianeta Vega. Il Conestabile venne introdotto nella sala di massima sicurezza, attorniato da enormi Vegani in armatura antilaser e armi pesanti. Sembrava quasi che i Blastar non volessero radere al suolo la loro civiltà, ma semplicemente fare un golpe militare. Il Conestabile si sedette sulla poltrona che gli veniva indicata da un tecnico di Primo Rango e venne acceso un grande monitor audiovisivo in comunicazione con l’holonet supportato dai satelliti geostazionari. Il canale era stato aperto su tutte le frequenze standard: ora non rimaneva che aspettare che i Blastar si degnassero di rispondere alla chiamata.
A un tratto una scarica statica tramutò lo spazio stellare, vuoto e cupo come non mai, nel volto di un terribile Blastar armato di tutto punto. Una voce possente tuonò nella sala: -Salute a voi, Nobili Avversari. Io sono Gurth Am-Ambrax, Primo Ammiraglio della Flotta Exether di Blastar, al comando delle forze spaziali e terrestri dell’esercito del Primo Signore, Conte di Pelidan, del casato di Arthurius II. Come da protocollo, devo rendervi noto il fatto che tra un ciclo esatto comincerà un attacco congiunto delle nostre forze sul vostro pianeta natale. Questo è il nostro guanto di sfida e la nostra somma impresa: sull’onore di tutti i Blastar, vi assicuro che la guerra sarà condotta in modo pulito e rapido, e che la vostra civiltà sarà distrutta nell’arco dei due cicli successivi. Potete ora comunicarci in che modo preferiate combattere, oppure tenere nascoste le vostre strategie: il risultato dell’attacco, comunque, sarà lo stesso, e rispetteremo le vostre scelte, quali che esse siano.
-Salute a voi, Gurth Am-Ambrax, Primo Ammiraglio… – disse il Conestabile con voce tremante, -Io sono Tathar, Conestabile del Dicastero Extraplanetario di Vega. Ho intenzione di comunicarvi le nostre intenzioni riguardo alla battaglia.
-Bene, Tathar. Parlate pure. I Blastar vi ascoltano.
E il Conestabile ripeté al nemico quello che aveva detto poco prima nel Senato. Anche i Blastar rimasero con gli occhi sgranati.

Kardax era partito con il trasporto mercantile ed era giunto a una stazione spaziale in orbita attorno al pianeta principale di Aldebaran, un mondo desertico che i nativi chiamavano Oshan. Era in una delle Cantine dello spazioporto della stazione, pochi giorni dopo aver lasciato per sempre Vega, ad affogare il dolore per la perdita della sua razza, della sua civiltà, in una bottiglia di Bumm’ba, un liquore Terilliano molto forte e molto poco costoso. Appoggiato al bancone non vide il programma olografico che stava iniziando sul proiettore, e che molti altri avventori stavano seguendo. Alla fine uno di loro, un grosso Oshaniano con un vaporizzatore acqueo e un casco di vetro, si avvicinò e gli diede una scrollata.
-Che c’è? – Disse Kardax stizzito. Non gli piaceva che qualcuno lo distraesse mentre cercava in modo così professionale di deprimersi.
-Dovresti dare un’occhiata all’oloproiettore, sai?
-Uh? Perché?
Kardax si girò, seguendo lo sguardo dell’alieno e vide sull’oloproiettore un Reticuliano con olocamera e microfono che stava intervistando Tathar, uno dei ministri del governo Vegano.
Ma Tathar, a quell’ora avrebbe dovuto essere già stato vaporizzato!
-Alzate il volume, non si sente! Che sta dicendo? – Sbraitò Kardax. Saltando giù dal trespolo su cui si era arrampicato per arrivare al bancone (gli Oshoniani sono molto alti), fece cadere la bottiglia di Bumm’ba e quasi cadde per terra. Gli altri si girarono verso di lui, poi il barman azionò il comando a distanza e alzò il volume della proiezione olografica.
-…Non direi battere. Battere non è il termine giusto – stava dicendo Tathar – nessuno può battere i Blastar. No, non direi proprio che li abbiamo “battuti”…
-Beh, ma è incredibile che il pianeta sia stato risparmiato! Come è successo?
-Mi spiace, ma queste sono informazioni riservate. Un accordo di non belligeranza tra noi e i Blastar, che è stato firmato poche ore fa, ci costringe a mantenere il segreto sulle trattative diplomatiche tra il nostro governo e il loro.
Kardax non aveva nemmeno sentito la fine della frase: a metà si era già precipitato verso il primo trasporto interstellare per tornare sul suo pianeta natale.

Kardax sbatté la porta e tutti i presenti nella Oloteca sobbalzarono all’improvviso. Era agitatissimo, ma sul suo volto si stagliava un sorriso enorme.
-Kar! Sei proprio tu?- esclamò Xaabras che, tanto per cambiare, era chino sull’Olomax a studiare.
-Xaabras! Come sono contento di vederti! Non ci posso credere!
Il Vegano andò verso il suo compagno, ancora appollaiato al suo posto, e lo strinse in un forte abbraccio che gli fece quasi mozzare il respiro.
-Vieni, vieni Kar… andiamo nell’archivio. Là sarà più semplice parlare e non disturberemo gli studenti. – Così dicendo Xaabras si alzò e si diresse verso la porta dove i due amici avevano già avuto un’intensa conversazione qualche giorno prima.

-Non ci posso credere! Davvero! È incredibile! Eppure ce l’avete fatta! Avete battuto la Flotta Blastar!
-No, Kardax, non è andata così… questo non descrive davvero la situazione.
-Ma raccontami! Su, com’è andata, allora? Cos’erano tutti quei misteri nell’holonet? Perché non si può parlare del trattato? Che è successo?
Xaabras rise. –Stai calmo, stai calmo. Ora ti racconto tutto.
-Ma tu come fai a sapere cos’è successo se è un segreto di Stato?
-Beh… ti ricordi che ti avevo detto che ero convinto che ci fosse qualche modo per superare questa crisi e che volevo discuterne con le autorità?
-Sì, e allora?
-Beh, capita che Tathar sia un mio lontano cugino, da parte di bradre. Così… ho avuto un’idea un po’ bislacca e ho pensato di chiamarlo per cercare di parlargliene. Lui era così disperato, beh… tutti lo eravamo, per la verità, che ha deciso di darmi retta. Abbiamo discusso a lungo e alla fine lui ha proposto la linea d’azione che avevamo deciso al Senato.
-Caspita! Non sapevo che avessi delle parentele altolocate!
-Per la verità, non parlavo con mio cugino da anni, credo. I suoi impegni e i miei, sai com’è. Comunque il Senato ha approvato e quindi Tathar stesso è stato incaricato di illustrare la nostra strategia ai Blastar, come è loro costume.
-E cosa avete fatto? Un attacco via terra o nello spazio? Via mare, forse? Vi siete nascosti nelle pozze oceaniche? Avete lanciato SOS di soccorso? Avete combattuto nelle città?
-Ma no, ma no… Kardax, ragiona: quando sei arrivato qui hai forse visto segni di distruzione o di lotta? In orbita hai avuto difficoltà di navigazione per via di relitti recenti o di radiazioni dovute ad armi?
-In effetti no… Ma allora che avete fatto? Si può sapere?
-Semplice. Abbiamo fatto qualcosa che nessun altro aveva mai fatto contro i Blastar.
-Cioè?
-Ci siamo arresi.

Kardax rimase per un attimo a bocca aperta e con gli occhi spalancati, incredulo, di fronte all’amico. Poi esplose in una fragorosa risata (che gli studenti dell’oloteca sentirono a tre sale di distanza) e lo abbracciò forte.
-Andiamo, – disse. –tu ora lasci perdere tutto e vieni con me allo spazioporto. E, per gli déi, ci prendiamo una sbronza da raccontare!

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V Per Vendetta

March 21st, 2006 by abietto

Provocatori, sì… Ma fino a un certo punto…

Hugo Weaving nei panni di VInutile girarci troppo attorno: V Per Vendetta è stato un’occasione mancata.
Sono d’accordo sul fatto che un film, quando tratto da un’altra opera, debba essere giudicato in quanto tale e non in relazione all’opera originale. E sono d’accordo sul fatto che ogni autore ha una sua personale interpretazione dell’opera, che è poi il film che presenta al pubblico. Tuttavia, quando un’interpretazione personale risulta essere davvero molto distante, viene da chiedersi perché mantenere il richiamo a tale opera. Nel caso di questo film, per esempio, l’unico vero punto di contatto con il fumetto di Alan Moore e David Lloyd sembra essere il fatto che c’è un tizio vestito da Guy Fawkes che mette bombe. E quando tutte le scene più riuscite ed emozionanti sono quelle replicate precisamente dal fumetto, mentre quelle più deboli e illogiche sono frutto dei cambiamenti apportati dagli sceneggiatori e dal regista, viene da chiedersi perché mai siano stati introdotti dei cambiamenti in primo luogo, e perché non si siano limitati… a fare un film di V Per Vendetta!
A questo punto mi preme fare una dichiarazione: la trattazione seguente presenterà molti spoiler che riguarano la storia originale del fumetto. Se avete visto il film ma non avete (ancora) letto il fumetto non proseguite nella lettura. Vi consiglio caldamente di leggere questa graphic novel, che è un autentico capolavoro, e poi di rivedere il film. A quel punto, leggere questa recensione, probabilmente, sarà superfluo.
Cominciamo con la presentazione del personaggio di Evey. Nel fumetto gli agenti del Dito, cioè la polizia del Norsefire, la beccano per strada perché sola, affamata e senza prospettive né lavoro, ha deciso di provare l’unica via che sembra rimanere a una ragazza carina: la prostituzione. Per motivi inspiegabili questa parte è stata modificata e sostituita con motivazioni che non reggono (Evey sta andando a trovare il suo capo, che l’ha invitata a cena a casa sua), soprattutto considerando il clima di terrore e il coprifuoco imposto dal governo.
V e Evey nella Galleria delle OmbrePoi arriviamo a conoscere V. Nel fumetto, la sua “vendetta” è in realtà una sorta di paravento messo davanti agli occhi degli agenti governativi per sviarli e coprire le sue reali intenzioni: la distruzione del potere costituito attraverso la demolizione fisica di tutti i simboli di potere e di tutte le centrali di controllo del Norsefire. V è un estremista, è un anarchico, convinto che solo il fuoco purificatore della rivoluzione e l’inevitabile passaggio nel caos possano portare all’autentica anarchia, che è tutt’altro che caotica. Spiega queste cose in dettaglio e mostra chiaramente le sue motivazioni. Per quanto possiamo essere o meno d’accordo con lui, egli non compie errori ed è perfettamente coerente dalla prima vignetta all’ultima. Ma nel film le cose non stanno in questo modo: lo scopo di V è semplicemente quello di vendicarsi di coloro che lo hanno torturato nel campo di prigionia di Larkhill. Tutto il discorso politico sottostante è stato totalmente cancellato e sostituito con un’improbabile (e assolutamente ingiustificata, anche all’interno dell’economia narrativa del film) storia d’amore tra V e Evey.
Natalie Portman nei panni di Evey HammondV, insomma, nel film è un pazzo bombarolo vendicativo che osteggia il governo solo a livello personale, di risentimento individuale, senza alcuna coscienza politica di ciò che sta facendo. Alla fine dice a Evey che lui “si stava sbagliando” e che solo il fatto di essersi innamorato di lei gli ha fatto capire che oltre all’odio c’è la speranza e l’amore nella vita. Tutto ciò non solo è assurdo e, ripeto, ingiustificato (arriva come un fulmine a ciel sereno e viene supportato, a voler essere generosi, da un paio di scene brevissime e stiracchiate), ma cambia completamente la trama e il significato della storia! Là dove prima c’era un piano acuto e ingegnoso, ora ci sono atti casuali e inspiegabili (perché passare dieci anni a liberare una linea metropolitana per far saltare il Parlamento, quando la sua vendetta avrebbe potuto essere raggiunta con mezzi molto più semplici e diretti?), là dove prima c’era una rappresentazione perfetta della figura del Maestro, ora c’è una patetica figura di amante ferito e inavvicinabile… Là dove prima c’era il sogno di costruire qualcosa, ora c’è solo l’incubo del passato e della distruzione.
Tentando di rendere V più accettabile, ne hanno fatto, in realtà, un personaggio molto più negativo e vacuo.
V combatte contro gli uomini del «Dito»E tutto questo per non parlare del finale. Che senso ha “l’addestramento” di Evey, se così possiamo chiamarlo (e possiamo, decisamente) nella Shadow Gallery se poi lei non prende il posto di V alla guida della rivoluzione? Quando nel fumetto lei esce dalla prigione e si ritrova a casa di V, gli chiede: “Perché mi hai fatto questo?”, e lui risponde “Perché ti amo. Perché voglio che tu sia libera”. Nel film si trova a farfugliare qualcosa come “Beh, ma non mi avevi detto che non volevi più aver paura…?”. Patetico. E un attimo dopo Evey, inspiegabilmente, se ne va, borsa sulla spalla. Perché? A che è servito, allora, il parallelo tra V che esce da Larkhill e Evey che sale sul tetto del palazzo, sotto la pioggia?
Tutte le battute più belle e più indovinate nei dialoghi del fumetto sono state tagliate nel film e sostituite da versioni più maldestre e verbose. Eppure un fumetto è un media ben più vicino al cinema di quanto non sia, per esempio, un romanzo: volendo, gli sceneggiatori avrebbero avuto a disposizione una storia perfetta, dei dialoghi già scritti, una buona sceneggiatura e persino degli storyboard. Eppure hanno preferito calcare la mano su un aspetto molto più patinato e scintillante, su combattimenti spettacolari e su una fotografia magistrale, perdendo di vista che un film, in primo luogo, è una storia.
V Reloaded?Così come è stato presentato, V Per Vendetta non è, in realtà, una versione cinematografica del fumetto, è piuttosto una versione moderna del Fantasma dell’Opera (ma anche qui, arriva al massimo secondo, dopo il meraviglioso Il Fantasma del Palcoscenico di Brian de Palma) e risulta un intrattenimento carino e innocuo: tutte le interviste rilasciate dagli attori e dagli autori che promettevano un prodotto controverso sono risultate prive di senso. V non è controverso, è mainstream, poco coraggioso, privo di reale forza emotiva e privo di un qualsivoglia messaggio. Le scene con centinaia di persone con la maschera di V che vanno verso il parlamento ricordano la moltiplicazione dell’Agente Smith in Matrix, e i combattimenti sembrano riecheggiare dello stile di Kung Fu di Neo.
Non stupisce che Alan Moore si sia dissociato completamente dal progetto e si sia rifiutato anche solo di fare da consulente per i Wachowski. Perché fare da “consulente”? Lui aveva già scritto una sceneggiatura: sarebbe bastato seguirla.
Chi ha visto il film e non ha letto il fumetto, probabilmente giudicherà V Per Vendetta un film interessante e gradevole, soprattutto perché da un punto di vista tecnico (regia, fotografia, recitazione, effetti) è davvero notevole, e le parti in cui è aderente alla storia originale sono molto emozionanti e commoventi. Ma avendo in testa cosa questo film avrebbe potuto essere con un minimo di sale in zucca e con lo stesso identico livello di sforzo, non si può che scuotere la testa delusi.

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Il Creazionismo

March 21st, 2006 by abietto

L’oscurantismo colpisce ancora

Da molti anni a questa parte, soprattutto negli Stati Uniti, si è fatto largo un movimento di cui forse avete già sentito parlare: si tratta del cosiddetto “creazionismo” o del “design intelligente”. Cerchiamo di riassumere quali sono i punti fondamentali di questo tentativo di spiegare in modo alternativo la storia del nostro pianeta.

I creazionisti affermano che l’evoluzione sia una teoria per esplicita ammissione degli stessi scienziati, ed è quindi improprio che venga insegnata in quanto verità scientifica. Affermano che il creazionismo è una teoria alternativa che può spiegare gli stessi fenomeni partendo da presupposti differenti, e stanno combattendo una lotta senza quartiere per limitare l’insegnamento del darwinismo nelle ore di Scienze nelle scuole dell’obbligo e nei licei americani. La loro idea è che darwinismo e creazionismo, essendo due teorie con uguale dignità scientifica, dovrebbero essere insegnate in modo paritario, con un ugual numero di ore. In molti Stati degli USA sono riusciti nel loro intento e in alcuni sono addirittura riusciti a sostituire completamente l’insegnamento delle scienze naturali con le loro teorie.
Essi affermano che la teoria evoluzionistica è priva di significato: cosa è più probabile, che un organismo così perfetto come l’essere umano sia stato creato dal caso o da un intelligente “designer” (indovinate un po’ di chi parlano…) che lo ha “costruito”? Se, camminando su una spiaggia, vedete un orologio, di certo non pensate “chissà quale meccanismo evolutivo ha prodotto questo oggetto”, bensì “chissà chi l’ha costruito”. Inoltre, la teoria evolutiva dice che da organismi e organi più semplici si è arrivati, tramite la selezione naturale, ad avere organismi sempre più complessi e organi sempre più specializzati. Ma, prendendo ad esempio l’occhio umano, com’è possibile applicare questa teoria? A che serve un “mezzo occhio”? O, se è per questo, come è possibile che un pipistrello possa lanciare degli ultrasuoni di una determinata frequenza e avere orecchie-radar capaci proprio di captare ogni minima variazione su quella determinata frequenza? Che senso avrebbe avere “mezzo orecchio” capace di ascoltare “metà suoni”?Infine, è evidente che il darwinismo è una pseudo-scienza inventata di sana pianta dai Nemici della Fede, dato che nemmeno gli scienziati stessi riescono a mettersi d’accordo sulla denominazione di un certo ominide o sulle ipotesi che possano spiegare determinati meccanismi o salti evolutivi (e qui, in genere, si citano i famosi “anelli mancanti” – ormai praticamente del tutto inesistenti – dell’evoluzione umana).

Ora, il primo istinto di qualsiasi persona abbia un minimo di preparazione scientifica (e dico proprio un minimo: io non sono certo né uno scienziato né uno studioso o un ricercatore) è ridere in faccia a queste argomentazioni e ordinarsi un’altra pinta di birra. Sfortunatamente, una volta considerato che i creazionisti vengono ascoltati seriamente da commissioni di inchiesta del Congresso e che professori creazionisti stanno insegnando queste cose a una nuova generazione di americani, sotto l’egida del Presidente Difensore della Fede, risulta evidente che tale risposta sia assolutamente inadeguata. Né possiamo continuare a illuderci che il creazionismo sia “un fenomeno di quegli ingenuotti di americani” che si bevono tutto, dalla coca al Mac alle teorie sul “design intelligente”, dato che…

…con la circolare n. 29 del 5/3/04, il ministro Letizia Moratti ha dato le «Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di primo grado» dai quali scompare ogni cenno alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Non è stata una svista, né una dimenticanza. Darwin fino alle medie non si studierà. Per capire le teorie dell’evoluzione sarà necessario aspettare le superiori. In compenso, grazie a due decreti recentemente approvati dal Consiglio dei Ministri sulla base dell’accordo del 23 ottobre del 2003 tra il Ministro dell´Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana, a spiegare l’origine dell’uomo resta solo la nuova ora di religione dai cui programmi spira forte il vento creazionista.

Articolo originale di Donatella Tramontano, professore ordinario di Biologia applicata, Università del Sannio

Il Ministro Moratti (forse per un ripensamento, forse colpita dalla giusta reazione della comunità scientifica italiana, forse pensando di poter giungere a un esito positivo per il suo programma) ha creato, quindi, una commissione scientifica per “determinare la validità della teoria darwinista”, e nonostante la risposta assolutamente unanime degli scienziati interpellati, che hanno constatato quanto sia impossibile ignorare una infinita quantità di dati, esperimenti e osservazioni nell’arco degli ultimi centocinquant’anni circa, a tutt’oggi, al momento in cui scrivo, l’insegnamento del Darwinismo non è ancora stato reintegrato nell’ora di Scienze nelle scuole dell’obbligo in Italia. Se non vi sembra possibile non c’è da stupirsi: la cosa è passata, infatti, quasi completamente sotto silenzio…

Nota: ulteriori ricerche e testimonianze online suggeriscono che, in realtà, l’insegnamento dell’evoluzionismo sia stato effettivamente reintrodotto nei programmi ministeriali nel 2005. Questo, comunque, non toglie che la cosa sia ugualmente vergognosa e ridicola. In ogni caso, se qualcuno di voi ha notizie certe al riguardo, è pregato di contattarmi al solito indirizzo.

Tutto questo ci deve convincere che ridere in faccia ai creazionisti non è sufficiente. Non tanto per convertire i creazionisti stessi che, io credo, sono palesemente in malafede (almeno ai vertici di queste organizzazioni) ma almeno per informare e per fornire giuste risposte e motivazioni a chi non può limitarsi alla famosa “risata che vi seppellirà”, quindi, è bene armarsi di logica e pazienza e controbattere punto per punto gli attacchi che sono stati portati al povero Darwin.

Partiamo dalla critica principale, la radice stessa che fornisce il contesto apparentemente ragionevole per l’insegnamento del creazionismo: l’evoluzione è una teoria e quindi non è una verità scientifica. In quanto teoria alternativa, anche il creazionismo dev’essere insegnato.
Ora: l’apparente ragionevolezza di questa argomentazione deriva da un cambio semantico nell’uso della parola teoria. Nella ricerca scientifica il termine teoria ha un significato ben preciso, mentre nel linguaggio comune per teoria intendiamo generalmente un’opinione, un’idea, qualcosa di molto più vago e personale. Inoltre, esiste un altro piccolo inganno che riguarda l’accostamento del termine “teoria” al termine “evoluzione”. L’evoluzione, in quanto tale, non è una teoria: è un fatto assolutamente indiscutibile e oggettivo. La teoria darwiniana, che (in soldoni) indica come meccanismo evolutivo la selezione naturale dell’ambiente e la sopravvivenza del più adatto, è un modello che tenta di spiegare l’evoluzione. Per dirla in altri termini: se io lascio cadere un oggetto sulla superficie della Terra, esso cadrà verso la superficie con un’accelerazione di 9,8 metri al secondo quadrato. Questo è un fatto. La teoria della gravitazione universale è un modello che cerca di spiegare questo fenomeno (e tanti altri). Se voi andaste in giro a dire che “la gravità è una teoria”, verreste giustamente guardati come se vi dovesse uscire un cucù dalla fronte. L’evoluzione naturale della vita è un fatto, mentre il darwinismo (o il cosiddetto “neo-darwinismo”) è un modello che tenta di spiegare tale fatto in termini scientifici.

Sempre per rimanere in questo ambito preliminare, prima di andare a smontare le ulteriori argomentazioni creazioniste, dobbiamo ricordare un’altra cosa fondamentale, una differenza sostanziale tra la fede e la scienza. Ammettiamo di trovarci tutti insieme in un bosco. A un certo punto arriva qualcuno e dice: “Ho visto un unicorno rosa”. L’onere della prova è a carico di chi compie questa affermazione. In altri termini: è chi dice di aver visto un unicorno rosa che dovrà, se vorrà essere creduto, fornire delle prove di questa sua convinzione. Questo per un semplicissimo motivo: è piuttosto semplice (o quanto meno, certamente possibile), se effettivamente esistono unicorni rosa, fornire delle prove della loro esistenza, mentre è assolutamente impossibile fornire prove della non-esistenza degli unicorni rosa, che esistano o meno: anche se io non riesco a vedere unicorni rosa da nessuna parte, come posso provare che non ne esistano, in qualche oscura regione dell’universo? Su questo siamo d’accordo tutti, naturalmente, ma per qualche strano motivo (in realtà, per una serie di motivi noti e perfettamente spiegabili) quando al posto degli unicorni rosa mettiamo un dio creatore, i nostri schemi logici cominciano a vacillare. Un altro punto fondamentale della ricerca scientifica, che la differenzia dalla religione e dalla superstizione, è che qualsiasi esperimento deve essere falsificabile. Questo non significa, come affermano i creazionisti, che “gli esperimenti si possono falsificare” (facendo un altro gioco di prestigio tra diversi significati di un termine), ma che, in parole povere, l’esperimento in linea di principio deve poter essere ripetuto e i suoi risultati possono, sempre in linea di principio, essere negativi. Se un esperimento di qualsiasi genere non ha dei presupposti tali per cui possa essere, in linea di principio, ripetuto da qualsiasi altro ricercatore indipendente, oppure se tale esperimento presenta elementi dogmatici (quindi non falsificabili), esso non può e non deve essere considerato “scientifico”.

Il creazionismo afferma che la vita è stata creata da un essere intelligente. Questo non è riproducibile né falsificabile. Il creazionismo afferma che l’evoluzione sulla Terra è stata molto più rapida e breve di quanto non dica il darwinismo. Questo, oltre che essere dogmatico e arbitrario, e anche in netto contrasto con un’infinità di prove che affermano chiaramente il contrario. In definitiva, quindi, dobbiamo giungere alla conclusione che il creazionismo non sia affatto una teoria scientifica ma un dogma religioso e superstizioso che, di conseguenza, non abbia alcuna dignità per essere insegnato durante le ore di Scienze nelle scuole. Ci sono già le ore di Religione (ahimé), per questo.

Ma veniamo alle pseudo-argomentazioni successive, partendo dalla famosa frase “il miracolo di questo meccanismo perfetto che è il corpo umano”. Cosa è più probabile, che un essere così perfetto in ogni sua minima parte sia stato il frutto del caso o il frutto di una creazione intelligente? Qui la falla nell’argomentazione risiede nella prima parte: l’uomo, infatti, è ben lungi dall’essere quel “meccanismo perfetto” di cui si parla. Se avessero parlato di squali, topi, scarafaggi o coccodrilli (tutti esseri che sono rimasti pressoché invariati nel corso degli ultimi milioni di anni) forse avrebbero avuto più successo, con questa affermazione: quegli esseri sono perfettamente adattati al loro habitat specifico, al punto da non sentire più di tanto la pressione della selezione naturale e quindi mantenersi uguali nel passare delle ere geologiche. L’uomo si è sviluppato solo recentemente ed è tutt’altro che adattato al proprio ambiente, tanto che ha dovuto adattare l’ambiente per venire incontro alle sue inadeguatezze. Basti pensare che più del 60% degli esseri umani soffre di mal di schiena perché, in quanto specie, non ci siamo ancora perfettamente adattati alla postura eretta. Oppure si pensi al senso che hanno i capezzoli nei maschi. O a che senso possano mai avere le dita dei piedi o l’osso sacro (una coda atrofizzata). Oppure, e per aumentare ancora la polemica, perché di tutti gli organi perfetti che citano i creazionisti, non viene mai fatta menzione del clitoride? Il clitoride è l’unico organo presente in natura, almeno a quanto ne so io (e anche a quanto ne sa Stephen J. Gould, da cui ho tratto questa informazione), il cui unico e preciso scopo è quello di produrre piacere sessuale. Non ha nessun altro scopo. Nessuno. Come mai non si fa mai cenno a questo? Eppure sarebbe un esempio ben più efficace degli occhi, delle dita o delle gambe. Io ovviamente credo di sapere bene perché, ma lascio all’immaginazione dei lettori indovinare da soli tale motivo.
L’uomo è un essere eccezionale e unico, nel mondo naturale, ma solo quanto possono essere eccezionali e unici gli archeobatteri, i delfini, le querce, le coccinelle sectempunctate, i vermi rossi, le linci, i dimetrodonti, i cetacei, le scimmie antropomorfe… La nostra caratteristica unica ed eccezionale è l’intelligenza, laddove non siamo veloci quanto un ghepardo, adatti al nuoto quanto un delfino, longevi quanto una quercia, prolifici quanto dei batteri o agili quanto una gazzella, letali quanto un tirannosauro, armati di unghie e denti come una tigre dai denti a sciabola, eccetera. Noi non siamo più intelligenti perché siamo migliori, siamo più intelligenti perché questo è stato il nostro adattamento.

Passiamo all’argomentazione riguardo al mezzo occhio. A cosa può servire un “mezzo occhio”? Questo si chiedono i creazionisti, cercando, con un terrificante autogol, di mettere in ridicolo la teoria darwiniana sui piccoli mutamenti generazionali. In primo luogo dovremmo chiederci “che cos’è un occhio”? Un occhio è un organo formato da cellule specializzate che hanno la capacità di essere sensibili alle radiazioni termiche e luminose. Ammettiamo di avere una piccola zona della nostra cute che sia vagamente sensibile alle radiazioni luminose: quando ci avviciniamo a una possibile preda (o, naturalmente, a un possibile predatore), queste cellule ci avvertiranno di un cambiamento nell’ambiente circostante. Potrebbero percepire leggeri cambi di temperatura, o di rifrazione della luce su diverse superfici. Ammettiamo che gli individui dotati di una maggiore concentrazione di cellule vengano selezionati dalle pressioni ambientali (ovviamente: possono discernere con più precisione dove possono esserci prede o predatori e quindi sopravvivere più facilmente): essi tenderanno a trasmettere alle generazioni successive queste micromutazioni. Prendete questo meccanismo e fate passare due miliardi di anni, e avrete un’aquila.

Una possibile evoluzione schematica dell'occhio
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In breve: un mezzo occhio è un’ottima cosa, è funzionale ed è sicuramente meglio di avere “nessun occhio”. Come se già queste spiegazioni teoriche non bastassero, abbiamo persino una prova empirica, osservabile e assolutamente concreta di queste ipotesi: il Nautilus. Questo mollusco marino è dotato di due “mezzi occhi” formati da delle zone concave di cellule sensibili alla luce ed è quindi in grado di formare una vaga immagine dell’ambiente circostante (a dire la verità, abbiamo moltissime prove osservabili, dato che molti organismi hanno sviluppato occhi o “mezzi occhi”, come direbbe un creazionista, diversissimi tra loro, sfruttando diverse “strategie” di sensibilizzazione alle radiazioni).
Per concludere: quando un creazionista vi chiede che senso ha mezzo occhio, voi rispondetegli piuttosto che senso ha, per un essere perfetto creato da un “design intelligente”, avere mezza coda…

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