Il rassicurante calore di questi anni di merda
Un adagio post-sessantottino recitava “Dopo il freddo degli anni di piombo, godiamoci il calduccio di questi anni di merda”. Nulla potrebbe descrivere meglio l’ondata di reazionario riflusso ideologico che sta invadendo il mondo occidentale. Lasciamo perdere “la Casta” dei politici: per loro, dai tempi di Sparta e Atene, la demagogia e il far leva sulle più basse paure e insicurezze delle classi dominate è sempre stato un ottimo asso nella manica, quindi non deve stupire ciò che dichiarano di volta in volta, seguendo i sentimenti popolari per racimolare qualche voto e mantenere “il cadreghino”. Né deve colpire particolarmente la reazione della cosiddetta “intellighenzia” borghese, sempre pronta a lanciarsi in improbabili crociate contro inesistenti mulini a vento per apparire moralmente integra e irreprensibile, attaccando di volta in volta le più innocue sciocchezze come il Rock’n'Roll, i Giochi di Ruolo, l’invasione dei cosiddetti “Wiccan” o i libri di Harry Potter. Ancora meno deve risultare curioso o strano il già sopracitato “sentimento popolare” che talvolta lancia analoghe battaglie per paura, ignoranza, attaccamento a sciocche ideologie, e via di questo passo…
Invece, è giusto rimanere di stucco quando una categoria particolare, quella degli artisti, decide di sfruttare temi più o meno scottanti per vendere qualche copia in più poiché, in questo caso, il peccato è doppio e particolarmente subdolo e insidioso. Forse per questo sono rimasto alquanto perplesso sentendo la canzone di Povia a questa edizione del festival di San Remo (in cui gli unici momenti autenticamente interessanti dal punto di vista musicale si devono agli inserti decisi da Bonolis con citazioni dei Led Zeppelin, dei Queen e di altri Artisti).
Ma facciamo un passo indietro. Ci troviamo nel tempio della tradizione, nella massima espressione nazionale del potere delle Major, delle proposte fatte a tavolino appositamente per quel pubblico e per quel teatro… In poche parole, ci troviamo all’interno di un paradosso in cui anche i più sinceri e autentici artisti devono necessariamente scendere a patti con le aspettative del pubblico e proporre cose che, molto probabilmente, non avrebbero mai suonato e cantato se non fosse per il festival. Ci troviamo in un paradosso in cui un festival che dovrebbe rappresentare in modo realistico il panorama musicale italiano, in realtà, non lo rappresenta affatto. Se vogliamo “scioccare” il pubblico basta prendere come tema per la nostra canzone qualcosa di “scomodo” (o farlo diventare tale) o inserire un paio di “merda” e di “stronzate” nel testo e “vualà”, passiamo per artisti “non allineati” e “fuori dagli schemi” (perfettamente integrati negli schemi). Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma.
Povia, quindi, decide di raccontare una storia. Una singola storia, non un commento sulla condizione di omosessuale, ma la storia di un singolo individuo che “era” omosessuale e poi incontra una ragazza e “diventa” eterosessuale, si sposa, ha dei bambini, trova il suo vero sè e, finalmente, è felice (mentre prima, da omosessuale, non lo era e intreccia una sordida relazione con un uomo molto più grande di lui). Il “colpo al cerchio e il colpo alla botte” è dato da un verso della canzone (“né malattia, né guarigione”) che, sentito il resto del testo, sembra appiccicato in fondo appositamente per rispondere a una serie di polemiche e preoccupazioni da parte dell’ARCI Gay e di altri.
Appiccicato in fondo, dicevo, perché per il resto la canzone esprime una visione e una posizione molto chiare che sono, ovviamente, molto diverse. Luca, il protagonista, è gay e crede in Dio, ma non nell’uomo, quindi evita di andare da psichiatri, psicologi, preti, stregoni o quant’altro, ma “cerca dentro se stesso” (come? Non si sa). Alcuni gli dicono che l’omosessualità è normale, ma lui studia Freud che è di altro avviso. Vero. Freud considerava l’omosessualità una nevrosi (anche se ha scritto molto e in modo molto critico anche verso se stesso nelle sue pubblicazioni) e quindi un disturbo, una deviazione, una malattia, qualcosa che “dev’essere curato” (ovviamente, con la psicanalisi). Povia, inserendo questa frase nella canzone, deve aver fatto imbarazzare molti analisti là fuori, poiché l’omosessualità è stata “depennata” dalle nevrosi trattabili con la psicanalisi soltanto una decina d’anni fa, dopo un lungo congresso internazionale della categoria. Ma se Freud aveva dei dubbi e se i freudiani ora la pensano diversamente, perché inserire questa frase nel testo? Per dare una parvenza di “copertura scientifica” alla tesi strisciante nel resto delle parole della canzone? Povia continua e presenta i risultati di questa “ricerca interiore” di Luca: sua madre è uscita direttamente da “The Wall” dei Pink Floyd e il padre era uno senza palle. I due si separano, il padre comincia a bere, la madre è sempre più soffocante e gelosa delle altre donne e gli consiglia di non sposarsi mai. Quindi (ovvia conseguenza logica) lui diventa gay e intraprende una storia di sesso e di dolore e infelicità con un uomo molto più grande di lui che sopperisce alla mancanza di una figura paterna. In questo modo, Luca cerca di “non tradire la madre”. Poi, però, a una festa, incontra una ragazza che, con atteggiamento tipicamente femminile, lo “capisce” e lo “accoglie”. Lui, quindi, diventa improvvisamente eterosessuale, si sposa, fa figli e finalmente trova la vera felicità sentimentale che, quando era omosessuale, gli era negata.
Ora, stiamo parlando di un singolo caso che è certamente possibile e verosimile. E non stiamo dando nessun giudizio sulla categoria intera degli omosessuali. Inoltre, c’è quel famoso verso appiccicato riguardo al fatto che non c’era nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Giusto?
No. Sorry, non basta una frase, messa apposta per accontentare l’ARCI Gay, per inficiare il messaggio più o meno insidiosamente nascosto in tutto il resto del testo. E il messaggio è che l’omosessualità *è* una forma di “disturbo” di qualche genere, con una causa precisa (mamma soffocante e padre assente) che può essere “curato” da una profonda ricerca interiore e, soprattutto, dal fatto di incontrare finalmente “quella giusta”. Un messaggio che viene spesso ribaltato al femminile… Quasi tutti i maschi sono convinti che una donna sia lesbica solo perché non ha ancora trovato l’uomo “vero” che “le faccia sentire” ciò che serve (assumendo, con una notevole dose di presunzione, di essere un’opzione migliore rispetto a un vibratore extra-lusso).
Anche solo il fatto di dover cercare una “causa” per l’omosessualità ha senso quanto ne ha la ricerca della causa dell’eterosessualità. Né più né meno. Mia madre e mio padre si sono separati quando io avevo circa un anno. Ho passato le mie, senza dubbio, però rimane il fatto che sono eterosessuale (salvo scoperte dell’ultimo minuto) e che il problema della mia identità sessuale non mi ha mai particolarmente preoccupato. Allo stesso modo, conosco molti omosessuali che hanno, nei confronti dei loro genitori, gli stessi identici problemi che hanno i miei amici “etero”. Non c’è nessuna “causa” per l’omosessualità, così come non c’è alcuna “causa” per l’eterosessualità. Sono fenomeni naturali… Se per “naturali” intendiamo “che accadono spontaneamente in natura” allora possiamo osservare atteggiamenti omosessuali e bisessuali in tutte le specie di mammiferi “superiori” e, guarda un po’, più o meno nelle stesse percentuali che riguardano la popolazione umana.
Perché, nonostante quello che possono dire i “teisti”, non siamo nient’altro che una delle altre specie animali che condividono questo pianeta con il resto della biosfera e, di conseguenza, rispondiamo in maniera statisticamente prevedibile alle “leggi di natura” che regolano gli altri animali sociali. Abbiamo le nostre particolarità, certo: i lupi non organizzano un Gay Pride… Ma rimane il fatto che esistono lupi che hanno atteggiamenti e comportamenti omosessuali, così come i delfini si organizzano per stuprare le delfine e gli scimpanzè uccidono i propri simili, talvolta, per puro diletto o incontrollabili scatti d’ira. Non siamo diversi.
Scrivere una canzone che ha questa morale strisciante (l’omosessualità è una devianza innaturale che deriva da carenze – o abbondanze – affettive, eccetera), nascosta sotto la giustificazione “è la storia di un individuo, una testimonianza reale” è quanto meno discutibile… La domanda è: perché scegliere proprio quella storia da raccontare e non altre? Quelle di coppie gay che hanno passato trent’anni insieme felicemente, ad esempio? O di omosessuali che sono stati presi e buttati nei forni crematori o nelle camere a gas insieme a comunisti, ebrei, zingari e dissidenti politici nei Lager, per fare un altro esempio? O del fatto che gli omosessuali vengono chiamati “finocchi” perché nel Medioevo quando si bruciava un gay sul rogo si gettavano sul fuoco dei finocchi per nascondere l’odore di carne bruciata? Mi sembrano storie altrettanto interessanti e degne di attenzione, capaci di trasmettere messaggi più sani e realistici. Le reazioni dell’ARCI Gay e di Roberto Benigni mi sembrano ampiamente giustificate. Come ha detto Grillini: “I gay non sono infelici in quanto gay, sono infelici in quanto continuamente stigmatizzati e criticati dalla società in cui vivono”. Più che altro, io credo, profondamente incompresi.
Va detto, comunque, che bisogna sempre lasciare il beneficio del dubbio a tutti. Se veramente Povia voleva soltanto raccontare una storia che l’ha colpito particolarmente, dobbiamo ammettere che l’ha fatto, almeno, con una certa classe e una certa professionalità musicale (una delle poche canzoni interessanti che abbia sentito durante la prima serata del festival, ad essere sinceri). D’altronde, Povia ha sempre avuto una politica piuttosto “furbetta” nei confronti del palco dell’Ariston… Sa bene quali temi scegliere, come alimentare le polemiche e far parlare di sè, in modo da vendere un sacco di copie e assicurarsi un’ampio passaggio radiofonico. Vedremo quando qualcuno, finalmente, proporrà al festival qualcosa di veramente coraggioso, come una canzone sulle tante “morti bianche” sul lavoro, sull’ignoranza e il pregiudizio che ancora imperversa nella nostra società verso le più disparate categorie di persone, sull’intolleranza e la presunzione del pensiero religioso, sul fatto che l’Italia è, di fatto, una teocrazia, su chi lavora senza gloria e senza grandi applausi per aiutare il prossimo in modo discreto e concreto, sull’ipocrisia di certi “preti illuminati di sinistra” che aprono comunità di aiuto ma poi non si vergognano di dichiarare, nelle interviste, che un prete pedofilo non andrebbe mai denunciato alle autorità competenti e alle Forze dell’Ordine, e via di questo passo. E perché non parlare, piuttosto, di tutti quegli omosessuali che, schiacciati dal giudizio sociale, si sposano e fanno figli e vivono una vita terribilmente infelice, casi decisamente più numerosi del presunto “Luca” della canzone di Povia? Insomma… Volete parlare di qualcosa di scomodo? Non avete che l’imbarazzo della scelta, in questo mondo e in questi rassicuranti anni di merda.
February 18th, 2009 at 9:03 am
Che dire? Sono quasi stufo di condividere sempre e pienamente le opinioni dell’Abietto quando si occupa di questioni di grande rilievo sociale, ma tant’è…
Forse si potrebbe aggiungere una cosa: l’istinto sessuale compare nell’essere umano molto prima del suo orientamento sessuale. In altre parole noi prima (addirittura nei primi mesi di vita)nutriamo una confusa e magmatica pulsione verso il sesso e solo dopo alcuni anni “decidiamo”, in modo più o meno definitivo, quale sia e sarà l’oggetto del nostro desiderio, ossia se saremo eterosessuali od omosessuali.
In questa “scelta” pesano certamente anche fattori fenotipici, ambientali, indissolubilmente amalgamati (come accade per ogni questione che riguardi la nostra psiche e la conseguente nostra personalità) con altri genotipici che tracciano delle “predisposizioni” ad una scelta piuttosto che ad un’altra. Questo significa che l’essere eterosessuali od omosessuali è frutto di una miriade di fattori indipendenti dalla nostra volontà e che ognuno di noi si sarebbe potuto tranquillamente trovare “sull’altra sponda”, così come poteva accaderci di nascere Svizzeri, Australiani o Romeni.
In quanto a Sanremo… mi sono riguardato “Il ritorno del Re” e, se proprio avrò voglia di ascoltare una canzone del festival credo che mi andrò a risentire “La terra Cachi”, con un pensiero grato ad uno dei pochi artisti italiani capaci di calpestare il palcoscenico dell’Ariston senza tradire troppo se stesso.
E noi.
February 18th, 2009 at 10:17 am
Personalmente trovo che la canzone di Povia oltre ad essere effettivamente una delle musicalmente più interessanti del festival, racconti semplicemente una storia molto verosimile.
Non riesco a vederla in altro modo. Non ci vedo nessun motivo di generar polemica per ciò che racconta.
Anzi: ma che si sappia!
La cosa curiosa, poi, è proprio in questo passaggio del tuo post:
“Come ha detto Grillini: “I gay non sono infelici in quanto gay, sono infelici in quanto continuamente stigmatizzati e criticati dalla società in cui vivono”. Più che altro, io credo, profondamente incompresi.”
Affermazione con la quale concordo appieno e che secondo me dà sacrosanta ragione allo stesso testo che tenta di criticare!!!
Il pezzo si sviluppa sostanzialmente in due momenti: uno più teso e sofferto, cioè il periodo gay in cui questo Luca agisce come un clandestino, l’altro più distensivo e conclusivo, ovvero la “riconversione” etero.
E questo, ancora, mi conferma il tentativo di Povia di trasmettere quel senso di infelicità indotta NON dalla sua condizione bensì dalla società con cui si deve confrontare.
Infine le paroline nel finale ”né malattia, né guarigione” suonano effettivamente come messe lì apposta per pacare gli animi, ma… sono anche verissime! E’ oggettivo: nessuna malattia e nessuna guarigione!
Quindi… come a dire “Luca è stato costretto a vivere la sua esperienza omosessuale come un clandestino malato a causa degli altri, non della sua condizione. Ma malato non era affatto, e quando ha trovato la felicità con un rapporto etero non è guarito da niente, ma sempre a causa degli altri è come se lo fosse stato”.
Insomma… secondo il mio modestissimo parere – col quale noto con un certo stupore che anche Platinette concorda secondo le sue dichiarazioni di stamane in radio (mi stupisco perchè Platinette è una rompicoglioni che lèvati… e appena può ci va giù duro) – Povia presenta un pezzo PRO-omosessuali, e non contro.
Tutta ’sta bufera di polemiche anche da parte dell’ArciGay altro non fa che dargli ulteriore ragione, perchè generano tanto casino dove di casino non ce ne dovrebbe essere.
Anzi… se lo stesso Grillini fosse stato un po’ più furbo e scaltro, al posto di fare gesti con le mani ancora a pezzo non concluso dimostrando che “ce l’aveva lì da dire” e della realtà gliene fotteva poco, avrebbe cavalcato l’occasione datagli invece di attaccarla, leggendo un sms che per me era pure abbastanza fuori dal contesto e, con quella dichiarazione conclusiva, finendo col far fare a lui e a chi rappresenta la figura della ceccha isterica che pensa di essere vittima anche quando forse forse non lo è.
Tant’è che Bonolis ha avuto le sue per pacare i fischi in sala…
Un’occasione persa.
Se poi, come qualcuno sostiene, ’sto Povia “ci fa”… beh… nuovamente… se al posto di attaccarlo lo si fosse assecondato, gliela si sarebbe messa in quel posto. Invece così, posto che appunto “ci faccia”, si è fatto solo il suo giuoco.
Proprio un’occasione persa.
Per il resto… beh… devo dire gran festivallo e grande Bonolis. E’ il primo anno che mi trovo qui a dirlo pensando a tutta la trasmissione e non solo a suoi eventuali momenti diradati nel passato.
Un po’ di giovane allegria, gag che preparate o meno che siano, son state simpatiche e divertenti. Addirittura il pubblico che balla in sala, cosa che come ha fatto notare Bonolis è abbastanza singolare.
Se va avanti così… beh… finisce che è la prima volta nella mia vita che me lo guardo tutto volentieri.
Riguardo i pezzi presentati ne ho trovati molti interessanti, dallo stesso Povia ad Alexia a Nicky Nicolai che pare essersi data una regolata nei suoi virtuosismi (che io comunque ho sempre abbastanza gradito); altri… beh la Zanicchi esclusa non mi meraviglia. Ce la fa più… e spiace. E ci avrei mandato anche Al Bano e gli Afterhours, i Gemelli Diversi e pure Tricarico…
Vabè. Vedremo come prosegue.
Magari ci becchiamo pure un altro medley coi DeepPurple e a tutte ’ste polemiche non ci pensiamo più!
February 18th, 2009 at 10:54 am
Scusate, figlioli… ma che sarebbe successo se il buon Povia avesse scritto “Luca era Etero”, storia di un tale che sta male con la moglie dispotica e che diventa felice solo quando incontra un ragioniere di Follonica di cui s’innamora?
February 18th, 2009 at 11:45 am
Nulla, perchè da una parte i gay sarebbero stati contenti, chè si immedesimano e trovano un’altra scusa per legittimarsi in questo mondo “che non li vuole”, e dall’altra oggi fa fico raccontare storie “fuori dalle righe” come questa. Lo dice anche l’Abietto.
Il problema però è proprio che… la storia è UGUALE.
Ma rilancio con un’altra domanda: “Cosa sarebbe successo se il buon Povia avesse parlato di quel mio amico, musicista abbastanza geniale e decisamente donnaiolo, cresciuto in una famiglia normalissima senza problemi particolari, che lo scorso anno si era convinto di essere in realtà una donna e che se psicologi ed enti preposti a questi casi non lo avessero fermato per tempo, impulsivo com’è si era già fatto operare alla veneranda età di 20 anni?”
Lui dopo qualche mese si è reso conto d’esser stato malato (ed uso questo termine per sua stessa affermazione) e si è fatto curare fin che non è guarito (e continuo ad usare questa terminologia per sua stessa affermazione).
Questa è storia VERA.
Che cosa ne avrebbe detto l’ArciGay ed il Grillini di turno?
Che è un’altra scusa per dire che i gay sono malati e che ce l’hanno tutti con loro?
February 18th, 2009 at 1:38 pm
Caro Vivio, senza intenti polemici: intanto c’è una grossa e sostanziale differenza tra un Gay (un uomo che ama gli uomini) ed un transessuale (una donna imprigionata nel corpo di un uomo). E non ci si “scopre” transessuali a 20 anni o più: ce se ne accorge da bambini (Luxuria docet). Se avviene in età avanzata è, infatti, probabile che non si tratti di transessualità, ma di una nevrosi (presumibilmente il desiderio di fuggire da un ruolo che sentiamo come opprimente) e, come tale, può e deve essere curata…
February 18th, 2009 at 2:50 pm
Non voglio ripetermi, ma secondo me il punto fondamentale è la necessità, nel testo della canzone, di dare una “ragione” alla presunta omosessualità di Luca, e un “motivo” della sua infelicità in quanto omosessuale. La canzone non dice, come suggerisci tu, Vivio, “Luca era gay perché era nato così ma era infelice perché la società lo tormenta”, la canzone dice “Luca era gay perché sua madre era soffocante e suo padre era senza palle ed era infelice perché ha trovato un vecchio che se lo trombava in odore di pedofilia”. Io trovo criticabile IL MODO in cui è stata raccontata la storia e questo messaggio più o meno tra le righe. Sarà anche realistico, ma questo non rende la storia necessariamente edificante. A parte il fatto che un gay non “diventa” etero perché conosce una ragazza gentile (se lo fa, vuol dire che non era gay in primo luogo), se davvero il significato della canzone voleva essere quel “nessuna malattia, nessuna guarigione” allora, a mio modesto parere, Povia avrebbe dovuto presentare le cose in questa chiave per tutto il testo, cosa che invece non accade.
Sul fatto che il polverone mediatico aiuta Povia stesso, probabilmente è anche vero… Ma credo sia inevitabile cercare di dire la propria quando si percepisce qualcosa che è potenzialmente ingiusto o discriminante… E Povia, sempre a mio modesto parere, è proprio furbo in questo.
February 18th, 2009 at 6:26 pm
@Oracolo: concordo sul fatto che il mio esempio possa essere un po’ tirato per i capelli. Trattasi perlomeno di una storia che ho vissuto in prima persona, sebbene molto dall’esterno, che è altrettanto facile da strumentalizzare in qualsiasi senso si desideri.
@Abietto: io non dico “Luca era gay perchè era nato così”, ma “Luca gay ci diventa, ci sta male per tanti motivi, poi si riconverte e sta bene, per altrettanti motivi”.
Io non escludo che gay ci potesse anche rimanere per sempre, essendone anche felice.
Comunque… quello che voglio dire, e che spero si sia capito lo stesso, è che alla fine tutto può essere, e che certi diritti e certo rispetto non sono unidirezionali per questioni etiche, o comunque una sorta di diritto appartenente ad una “sponda” che dev’essere sempre e soltanto strappato a forza da quell’altra, di “sponda”.
Io concordo anche con l’Abietto che la scelta comunicativa di Povia non sia poi una delle più felici e facilmente comprensibili (o meglio: salve da fraintendimenti), ma non sopporto davvero chi cerca il losco a tutti i costi, anche dove probabilmente non c’è.
Io sono rimasto molto contrariato da quel Sig.Grillini, ieri sera. Già da quando non sapevo chi cavolo fosse mentre lo inquadravano quando agitava le mani giunte su e giù con aria scocciata.
Ma anche poi dal modo che ha avuto e da ciò che ha detto, secondo me abbastanza fuori dal contesto da dimostrare che voleva a tutti i costi dire QUELLO, anche se Povia *forse* stava dicendo altro.
Cioè “fottiamocene della comprensione della realtà e diciamo il solito slogan”.
Qui quello che manca è come sempre dialogo, che passa dalla sincera volontà di comprendere il significato di ciò che l’interlocutore sta dicendo.
QUESTO è urtante, perchè così facendo oltre a dimostrare che sei ottuso dai anche ragione a chi ti dà contro.
Io ho vissuto tutta la serata del festival con sentimenti diversi ed in evoluzione: prima con un Benigni che col suo discorso sull’amore tra due omosessuali ha come sempre dato lezione a molti, e che mi ha fatto pensare che stesse in qualche modo anche rispondendo ad un Povia che di lì a poco avrebbe cantato un pensiero deviato (sapevo della polemica ma non avevo ancora letto il testo).
Poi nel frattempo mi sono andato a leggere il testo del brano, restando un po’ sorpreso, perchè di robe strane così scandalose sinceramente non ne trovavo… il che mi faceva già un po’ ripensare a quali potessero essere le vere posizioni del Benigni. Alla vera direzione del messaggio che stava mandando.
Dopodichè ecco Povia sul palco, che canta quel testo… e che a quel punto mi è sembrato tutto tranne che un’affermazione discriminante per qualsivoglia omosessuale. Ma anzi…
Sarò io eh che sono un po’ deviato… ma a quel punto a me è tornato tutto perfettamente: un Benigni che prepara il campo, e serve la classica palla; un Povia che riceve l’assist e mette a segno.
Un concerto di significati che vanno nella stessa direzione.
E nel finale la nota “comica” di quello che non ha capito una fava di ciò che gli stava succedendo intorno…
Peccato che sia un rappresentante di una comunità di persone che, a quanto pare, contiene qualcuno che invece ha capito eccome. Ed infatti tace.
February 18th, 2009 at 7:48 pm
Come vedi, però, le possibilità di interpretazione sono molte e anche quelle di fraintendimento. Io continuo a pensare che la canzone trasmetta un messaggio discutibile e che non sia affatto in linea con l’intervento di Benigni che, anzi, mi sembra proprio di segno opposto. Su Grillini… Beh, può darsi che le cose siano andate un po’ anche come dici tu, e d’altronde lui è tipo facile alla polemica… Però se c’è un eccesso di reazione credo che sia comprensibile, nei confronti di una categoria che è sempre stata perseguitata. E non è che oggi i gay abbiano tutta questa libertà. Il Gay Pride viene ancora aspramente criticato, molti psicologi e psichiatri continuano a pensare che l’omosessualità sia una malattia da curare, il Vaticano li considera peccatori mortali (‘a voglia Benigni a dire che “gli omosessuali non sono al di fuori del disegno di Dio”, lui può dire quello che vuole, ma non è un’autorità ecclesiastica e tutta la Chiesa – tutte le Chiese – concordano sul fatto che siano peccatori e dannati… Non dimentichiamoci di Sodoma). E poi prova tu ad andare in Pakistan a dire che sei omosessuale… Insomma, se c’è una reazione eccessiva da parte dei gay, a mio modesto parere, è totalmente comprensibile e giustificabile.
February 18th, 2009 at 11:44 pm
“come una canzone sulle tante “morti bianche” sul lavoro, sull’ignoranza e il pregiudizio che ancora imperversa nella nostra società verso le più disparate categorie di persone, sull’intolleranza e la presunzione del pensiero religioso, sul fatto che l’Italia è, di fatto, una teocrazia, su chi lavora senza gloria e senza grandi applausi per aiutare il prossimo in modo discreto e concreto, sull’ipocrisia di certi “preti illuminati di sinistra” che aprono comunità di aiuto ma poi non si vergognano di dichiarare, nelle interviste, che un prete pedofilo non andrebbe mai denunciato alle autorità competenti e alle Forze dell’Ordine, e via di questo passo.”
Beh, Marco Masini non è arrivato forse a tanto, ma la sua canzone va certamente in questa direzione e, fra quelle che ho sentito finora, mi è sembrata quella più valida e interessante. A parte la sua performance che è di una professionalità eccezionale.
February 19th, 2009 at 6:16 pm
“La domanda è: perché scegliere proprio quella storia da raccontare e non altre?”
Perchè altrimenti non se ne sarebbe parlato! E così si dà corda.
Così di polemica in polemica tutti si vanno ad ascoltare la canzone del Povia, che ne trae vantaggio.
Se, invece, la comunità gay avesse reagito dicendo che purtroppo capita che le influenze della famiglia devino l’inclinazione delle persone, in ogni ambito (sessuale o comunicativo, lavorativo o relazionale…) e che accade purtroppo anche che qualcuno si creda gay senza esserlo e che qualcuno non riesca a rendersi conto di essere gay, sarebbe stato più utile.
Povia avrebbe avuto la sua pubblicità e loro avrebbero ottenuto risultati migliori, senza scatenare polemiche e dubbi in quelli che ci vedevano solo una storia.
(non entro nel merito dei problemi -sigh- che si hanno ancora oggi riguardo l’essere gay)
Quello che penso io (prima ho scritto un parere di chi???argh!) è che nella canzone ci sia una storia verosimile, poteva accadere col sesso, a me è accaduto con il lavoro e la fiducia in me stessa. Il pretesto per farsi pubblicità è evidente. Ma anche volendo leggere attentamente fra le righe io ci vedo solo il racconto di un fatto. Non riesco a vedere il “messaggio è che l’omosessualità *è* una forma di “disturbo” di qualche genere”.
E d’altronde fra le righe ci possono essere cose più palesate e cose meno palesate. Qui io non ci vedo molto altro, se non che sì, Povia è furbetto. Povia è un po’ Cristicchiato. La musica non mi piace particolarmente, il rit. però ti entra in testa.
Null’altro, una canzone come un’altra.
February 24th, 2009 at 6:24 pm
Io credo che alla direzione del festival della necrocanzone italiana vengano fatte proposte molto interessanti ogni anno o quasi… il problema non è qualcuno scelga di proporre temi “scottanti”, di “attualità”, “coraggiosi” (oppure, orrore, canzoni con musiche coraggiose, senza quei cazzo di violini… magari “sperimentali”) il problema è avere le mummie che accettano quello. Diciamoci la verità, il Festival rappresenta sè stesso, il pubblico vede quello che c’è, le mummie decidono cosa deve vedere il pubblico. Magari alle mummie non piace neanche, ma non credo che molte mummie abbiano voglia di sentirsi le lamentele del Faraone su questo o quel pezzo. Morale, ancora una volta la politica che entra nei media, la politica che entra nella cultura, la politica che entra nell’intrattenimento… la politica morta e marcia che entra nella casa dei vivi e li trasforma in zombi putrescenti in grado di scegliere, al massimo, la marca del dentifricio. In generale, spegnamo il festival, non ne parliamo più! Anche un fesso come me si è accorto delle polemiche fatte a tavolino per aumentarne l’audience. E’ un prodotto ormai morto, trasmesso su una tecnologia morta, tenuti in vita da un sondino statale.
February 24th, 2009 at 8:29 pm
Ciao
Ho letto un po’ di traverso tutti gli interventi, quindi scusate se mi ripeto. La canzone racconta una storia, ma a seconda della storia che scegli di raccontare racconti il tuo mondo ideale. Quindi sono abbastanza convinto che a Povia i gay non piacciano a meno che non si redimano.
Inoltre secondo me le “ragioni” dell’omosessualità del Luca della canzone sono di una banalità disarmante.
Trovo anche interessante che in una canzone sola si riesca a dire contemporaneamente che Luca era gay, e in quanto tale non poteva essere felice e che comunque è tutta colpa di una donna (la madre). Mi sembra che in questa canzone ci siano tutti i clichè più retrivi e sessisti di un certo cattolicesimo oscurantista. In più la canzone è musicalmente banalotta.
Infine: che bel coraggio ad affrontare un tema di questo tipo con questo taglio in questo momento. Più furbetto e opportunista di così non poteva essere. Da un artista mi aspetto un colpo di reni, una visione audace, un tassello che mi mancava. Invece lui ha annusato l’aria, intercettato il clima e buttato giù un prodotto scontato nella speranza che gliene venga qualcosa in tasca.
Non è vietato dalla legge, quindi si accomodi, ma artisticamente uno sero.