January 18th, 2011 by abietto
Alcuni di voi forse avranno seguito la vicenda delle strane morti di massa di animali che si sono verificate un po’ in tutto il mondo a partire dalla notte tra il 31 dicembre 2010 e il 1 gennaio 2011. Io sono rimasto piuttosto incuriosito dalle notizie che si facevano sempre più frequenti e allarmanti sui quotidiani, nei TG e su internet, quindi ho deciso di fare una piccola ricerca. Ecco quanto ho scoperto:
- 1 gennaio: circa 5.000 merli – Beebe (Arkansas – USA)
- 3 gennaio: 100.000 “drum fish” – a circa 160 km da beebe (Arkansas – USA)
- 3 gennaio: dozzine di uccelli – Gilbertsville (Kentucky – USA)
- 30 dicembre-3 gennaio: 15 tonnellate di pesci (sardine, pescigatto) – Paranà (Brasile)
- 4 gennaio: 500 merli – Point Coupee Parish – Circa 450 Km da Beebe (Louisiana – USA)
- 4 gennaio: 50 taccole (corvidi) – Falkoping (Svezia)
- 4 gennaio: centinaia di dentici – Coromandel (Nuova Zelanda)
- 5 gennaio: centinaia di merli, gracchi, tordi e storni – Murray (Kentucky – USA)
- 5 gennaio: 2.000.000 circa di “spot fish” – Cheasepeake Bay (Maryland – USA)
- 5 gennaio: migliaia di tortore – Faenza (Italia)
- 1-5 gennaio: 40.000 granchi – Thanet Coast (UK)
- 6-8 gennaio: decine di tortore – S. Cesario (Modena) – (Italia)
E la lista potrebbe continuare. Ci sono alcuni dettagli interessanti: qui in Italia, le ASL si sono rifiutate di occuparsi del caso e i cadaveri degli uccelli sono stati rapidamente bruciati. Negli Stati Uniti, diversi testimoni hanno affermato di aver visto furgoni governativi arrivare nei luoghi degli “incidenti”, dai quali sono scesi uomini completamente coperti da tute isolate, come avviene nei casi di epidemie o di pericoli biologici o di radiazioni. E intanto i media parlano vagamente di “inquinamento” o di “sostanze tossiche” o, nella maggior parte dei casi, non hanno affatto una spiegazione. In alcuni casi, gli uccelli avevano l’interno del becco e la lingua completamente blu, fenomeno a cui nessuno ha saputo trovare una causa.
Ovviamente, chiunque abbia un minimo di cultura ha già capito cosa sta capitando. A tal proposito, vi raccomando di acquistare e studiare questo manuale di sopravvivenza che sarà presto la nostra unica speranza. E cominciate a fare scorte di cibi non deperibili, acqua, armi e munizioni.
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January 18th, 2011 by abietto
Articolo di recensione dello spettacolo “Vorrei che la mia anima ti fosse leggera” di Aglaia Zannetti, presentato al Teatro Verga a Milano:
Vorrei che la mia anima ti fosse leggera è il suggestivo titolo di una lettura scenica che – più che un recital – può definirsi un dialogo tra un’anima e un suono. L’anima di una poetessa (morta suicida a soli 26 anni nel 1938): Antonia Pozzi. Il suono di un pianoforte: quello su cui Antonio Panzera esegue, in sintonia coi versi della Pozzi, musiche da lui composte. A dar voce ai versi della poetessa lombarda , tardivamente scoperta dai lettori e dai critici, è l’attrice Aglaia Zannetti: autrice di drammaturgie, regista di messinscene, soprattutto bella interprete di duttilità espressiva. In questo caso la dà – con felici e ben calcolate tonalità – vita ai versi (da lei stessa scelti e accostati) scritti da Antonia Pozzi. Di famiglia “bene” la Pozzi faceva parte di un cenacolo filosofico del quale all’Università Statale era, per così dire, caposcuola Antonio Banfi. Nella sua vasta opera, prevalentemente lirica, rivivono i paesaggi della sua Lombardia, ma soprattutto quelli, ora sofferti, ora sereni, del suo animo che fu poco compreso dal suo tempo e dalla sua famiglia. E’ questo aspetto che Aglaia Zannetti, con recitazione assai misurata eppure intensa, ha sottolineato nel suo montaggio letterario. Nel suo dar voce ai versi ha evitato ogni enfasi mantenendo alle pagine l’aspetto di uno specchio dell’anima (con il supporto, ben armonizzato, di frammenti da epistolari e diari dell’autrice) Un’anima quindi, leggera, come Antonia l’avrebbe voluta. Quanto alle composizioni di Panzera, esse sono ora sottofondo ora invece contrappunto alla voce recitante, interpretate dallo stesso autore con vibrante adesione al tormentato spirito dei versi cui la linea melodica si ispira. Se è vero che il suicidio della giovane artista fu quasi il compimento della sua breve e pure intensa vita, ingiusto e immotivato sarebbe partire da queste circostanze biografiche per spiegare la sua poetica ispirazione o anche soltanto comprenderla. Non poche sono le valutazioni analoghe per emotiva superficialità che si incontrano nella storia critica della letteratura soprattutto poetica. Si pensi come- per far due esempi diversamente noti – di Giacomo Leopardi ieri e di Alda Merini oggi si è spesso compiuto l’errore di accumunare banalmente vicende personali sia pure significative ad una ispirazione poetica che è altra cosa: più duratura e più consapevole. E’ quel che la recitazione di Aglaia Zannetti e le musiche di Antonio Panzera riescono ad offrire. Questo loro impegno interpretativo aiuta a capire meglio Antonia Pozzi e ciò vale anche per coloro i quali si accostano alla sua poesia per la prima volta.
Roberto Carusi, rivista “Rocca”, dicembre 2010
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