Sony lancia la PS3 e annuncia la possibilità di utilizzare OtherOS, un sistema operativo basato su Linux, come figata ulteriore per i geek hardcore. Il diagramma di Venn dei geek hardcore si sovrappone in buona percentuale con l’insieme degli “hacker”. Un po’ di hacker/geek scoprono delle chiavi generali che consentono, tramite l’utilizzo di questo OtherOS, di “hackerare” la PS3, facendoci girare sopra software non autorizzato da Sony. Sony si incazza e decide di forzare tutti i suoi (77 milioni di) utenti(1) a rimuovere OtherOS con l’installazione dell’ultimo update del firmware. Invece di un’ammissione di incapacità, da parte dei suoi programmatori, di mantenere la sicurezza del sistema, decide di togliere una caratteristiche che è stata pubblicizzata fino al giorno prima come una chicca per i giocatori. Unilateralmente.
Ora, questa chicca viene effettivamente utilizzata da, che so, il 2-3% di quei 77 milioni (che comunque, sono quei grassi 2 mega di giocatori), quindi la cosa passa pressoché sotto silenzio rispetto al grande pubblico che è solo preoccupato di poter fare un’altra partita a CoD. Alcuni, però, di quei 2 milioni di simpatici figli di puttana, si ferma un attimo a riflettere e dice: “Aspetta un momento: tu non puoi togliere unilateralmente un servizio che mi hai promesso nel momento in cui mi hai venduto la console, questo non è giusto. Se avessimo trovato un modo per fare il jailbreaking tramite il lettore Blu-Ray della PS3, cosa succedeva? Che toglievi a tutti la possibilità di vedere film? Questa cosa non ci sta bene.”
Ora, ricordo che questo 2-3% di persone che sono andate, con il ragionamento, un pelo oltre gli interessi del proprio orticello privato, sono anche degli hacker incazzati. Nella fattispecie, Sony fa leggermente irritare il gruppo di Anonymous (un giro di hacker, per l’appunto, totalmente anonimi che si è generato dai recessi più oscuri e malati della rete, vedi 4Chan o Something Awful).
Anonymous, quindi, dichiara guerra a Sony.
La prima azione è un’intrusione di Anonymous nei server di gioco. Questo atto viene visto un po’ maluccio dai rimanenti 75 milioni di giocatori, che vogliono solo farsi i cazzi loro con il joypad. Anonymous, quindi, mostrando una notevole dose di capacità strategica e politica, fa marcia indietro. Interrompe l’attacco e rilascia una dichiarazione in cui afferma che “troveremo altri sistemi per dare contro a Sony senza in alcun modo danneggiare gli utenti, che cerchiamo, in realtà, di difendere.”
Tutto sembra rientrato. Qualche giorno dopo, Anonymous organizza il “No Sony Day”, in cui invita tutti gli utenti, consumatori e giocatori a non utilizzare prodotti Sony, a non acquistare giochi per PS3, eccetera. Anche questa iniziativa non riscuote un grande successo.
Le cose sembrano a uno stallo fino a che, una settimana fa, l’intero PlayStation Network (PSN – ovvero il network di Sony di collegamento degli utenti PlayStation, quello che consente di giocare online contro gli amici, eccetera) viene spento.
Spento. Un network a cui si accede tramite abbonamento(2). Un network a cui accedono ogni giorno 77 milioni di giocatori. Spento. Per una settimana. Off. Kaputt. Ciaociao.
Anonymous, verso cui tutti puntano il dito incazzati (Sony e giocatori compresi), rilascia immediatamente una seconda dichiarazione video su YouTube in cui prende le distanze da quanto accaduto. E cosa è accaduto? È accaduto che, come da dichiarazioni di ieri di Sony stessa, una persona “non autorizzata” si è infilata nel loro network e ha “rubato” tutti i dati personali dei suddetti 77 milioni di utenti. Appena Sony se n’è accorta, ha pigiato il tastone rosso dello shutdown d’emergenza e ha spento tutto. A tutt’oggi, il servizio non è ripreso e le conseguenze per Sony non possono che essere drammatiche. I portavoce della casa giapponese hanno dovuto ammettere che tale “persona non autorizzata” è ora in possesso di tutti i nomi, cognomi, indirizzi, dati personali, codici di avviamento postali, tutte le email private, la storia dei pagamenti dei vari servizi, eccetera. E non si può escludere che abbia anche i numeri di carta di credito e le date di scadenza (ma si può, invece, escludere che l’hacker sia riuscito a prendere anche i codici di sicurezza. Senza quelli, i dati delle carte di credito sono fortunatamente inutili).
Oggi come oggi, probabilmente, i dirigenti di Sony sono in riunione con una bella piva e stanno rapidamente pensando a una exit-strategy. Immagino che, mentre uno di loro parla (dicendo cose tipo: “Non dovevamo togliere il fottuto OpenOS, cazzo, stavolta l’abbiamo fatta grossa), gli altri stiano mandando curriculum alla Nintendo e alla Microsoft con gli iPad. È la più grave e massiccia intrusione di hacker della storia della rete e una possibile pietra tombale per il reparto giochi della multinazionale nipponica. Una piccola Fukushima corporativa.
Come decide di raccontare questa simpatica storia la stampa italiana? Date un’occhiata a Repubblica, Corriere, La Stampa, il Sole Ventiquattrore. Non vi metto i link perché non voglio nemmeno fare pubblicità o regalare un click a chi ha scritto i rispettivi articoli (peraltro, facendo un palese copiaeincolla dalla velina ANSA). La linea è semplice: “Un hacker ha rubato 77 milioni di carte di credito e la povera Sony ha chiuso un servizio per i videogiocatori.”
Pensate che qualcuno si sia messo a cercare di spiegare il perché di tale attacco? Che qualcuno abbia pensato a raccontare i retroscena? Ma nooooo! Non sia mai che una cosa brutta come la pirateria possa avere, in certe occasioni, una qualsivoglia giustificazione ideologica, un utilizzo etico, un impegno sociale! Non sia mai che possa giungere all’orecchio dell’italiano medio il sospetto che, talvolta, questi atti (sicuramente discutibili e illegali) sono l’espressione di un pubblico ignorato e maltrattato che decide di agire e di contrastare le decisioni univoche di una strapotente multinazionale. La pirateria è cattiva. Punto. Riescono talmente tanto bene nel loro compito che quelli più incazzati con Anonymous e con l’hacker di questa intrusione sono proprio i giocatori, coloro che avrebbero dovuto, con un minimo di coscienza di classe o, quanto meno, di ruolo, incazzarsi maggiormente e supportare tutte le azioni possibili per far tornare Sony sui suoi passi.
“La stampa italiana”. Più vado avanti e più considero questa frase un ossimoro.
Due note a margine segnalate da Gorman:
(1) Le PS3 vendute nel mondo, in realtà, sono circa 50 milioni. I 77 milioni di account sono conteggiati sulla base di persone che hanno account doppi o tripli. Quindi i dati personali sono quelli di circa 50 milioni di persone, non di 77 milioni.
(2) PSN in realtà è quasi completamente gratuito: l’iscrizione è gratuita e giocare online è gratis. Ci sono servizi aggiuntivi marginali che sono a pagamento, ma principalmente si tratta di un servizio free. Tuttavia, essendo una delle “killer application” che aiuta a vendere l’hardware e i software di gioco, è gratuito fino a un certo punto.