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There’s always more than meets the eyes

April 17th, 2009 by Viviolas

Il variegato mondo delle Arti Marziali è un ambiente che definire falso, fuorviante, mitizzato è soltanto minimizzare.
Complici anche i media, che tramite film e “servizi sensazionali” di vario genere contribuiscono ad imprimere nella gente l’idea che un marzialista sia un qualche tipo di “eletto” che raggiunge l’elevazione spirituale e ottiene certi non meglio definiti superpoteri che neanche un X-Man…
Nella perenne e spesso squisitamente inconscia ricerca di questa “conoscenza” ci si affida agli insegnamenti di Maestri e a volte ad antichi documenti scritti, a tal punto da appoggiarcisi totalmente come unico piedistallo da cui ricevere passivamente del sapere… ottenendo però un perfetto annullamento di sè, che incidentalmente sarebbe la fetta assolutamente fondamentale di tutto il discorso.
Si tende, quindi, a spostare il ruolo del protagonista di un percorso marziale verso qualcuno o, peggio, qualcosa di esterno.

Discorso molto generale il mio, ma che comprende purtroppo la maggior parte dei praticanti.
Sintomo inequivocabile dei nostri tempi, questo, dove qualsiasi cosa succeda è sempre colpa di qualcuno o qualcos’altro; dove la deresponsabilizzazione è la pratica meglio conosciuta e la superficialità, l’assenza di valori e di principii elementari sono solo alcuni dei suoi effetti più tragicamente evidenti.
La troviamo nel lavoro, negli hobby, negli stessi rapporti umani anche a livello di grosse amicizie o parentele, e con uno sfondo forse ben più influente di quanto non possa sembrare rappresentato dalle religioni, spesso e volentieri abilmente camuffata da “diritto di libertà personale”.

Tutto questo è una specie di grossa metafora del mondo odierno, che affonda certe sue radici nel Dogma.
Il Dogma è quel punto di riferimento considerando il quale un individuo “non può sbagliare”.
O meglio: se faccio giusto – qualsiasi cosa sia – è perchè ho seguito la regola; se sbaglio… beh la regola era quella, mica è colpa mia!
Dunque l’individuo dove sta?

Un esempio più concreto, tornando all’argomento iniziale, può essere proprio chi considerando una certa conoscenza – di individuo o di documento che sia – alla stessa stregua di un Dogma religioso, si affida ad essa convinto di non sbagliare, seguendone pedissequamente le indicazioni, fin quasi a non porsi mai più il dubbio che qualcosa possa essere diverso da come appare. Oppure che qualcosa possa in realtà mancare nel quadro ipoteticamente completo che si ha di fronte.
Dove sta la libertà, allora? Ma soprattutto, nuovamente, dove sta l’individuo?!
Succede in certi ambienti dove l’agonismo e la competizione sono elementi importanti. Succede anche in ambienti dove ci si spaccia, per questioni di immagine (vero e puro marketing!), come aperti e collaborativi, dove ci si presenta con la faccia del serio studioso di arti marziali (ma potrebbe essere anche ornitologia, botanica e quant’altro…), nascondendo – spesso anche a sè stessi – la propria vera natura di stupido competitore legato a dogmi e conoscenze “certe”, che non mette in campo l’ingrediente più importante, ovvero sè stesso.

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Attenzione: Spoiler

February 24th, 2009 by abietto

Avete letto Watchmen? No? Il vostro valore come esseri umani è improvvisamente sceso a livelli protozoici. Uscite di casa, in questo preciso istante, e andate a cercare una copia del fumetto. Compratelo. Tornate a casa. Leggetelo, tutto d’un fiato, senza evitare extra, prefazioni, inserti ed epiloghi. Smettete di leggere queste righe e andate a comprarlo. Quando l’avrete finito, tornate qui. Fino a quando non avrete compiuto queste operazioni, sappiate che usarvi per test clinici su nuovi farmaci o prodotti di bellezza o come crash-test dummies non sarà considerato peccato agli occhi del Signore.

Okay, ora presumo di star parlando a quelli di voi che rientrano a pieno titolo nel concetto di “consorzio umano”. Come forse saprete, tra dieci giorni esce in America (e non so bene quando in Italia) l’adattamento cinematografico del fumetto a opera di Jack Snyder. Per chi non sapesse chi è, si tratta del tizio che ha diretto 300. Io non ho letto il fumetto, ma il film non mi è dispiaciuto e sono, fino a questo momento, piuttosto felice che il progetto Watchmen sia finito nelle sue mani.

Fino a questo momento.

Perché, chiederete voi? Ebbene, perché ci sono voci incontrollate su internet che Snyder abbia modificato in modo abbastanza sostanziale il finale. Se ricordate la mia recensione di V for Vendetta potete immaginare quanto queste parole abbiano fatto salire un gelido brivido di morte sulla mia colonna vertebrale.
Il problema, nell’affrontare un’opera letteraria così complessa, è che bisogna mettersi nei panni dell’autore originario che ha speso tanto tempo, talento, sforzo e mestiere per far sì che ogni singolo dettaglio, ogni “panel”, disegno, personaggio, frase o sfondo, sia perfettamente incastrato come in un puzzle o in un castello fatto di fiammiferi. Se cambiate la posizione di un pezzo, di fatto, modificate l’intero disegno e rischiate di far cadere tutta la costruzione. È stato così per V, sfortunatamente, e spero proprio che non sia così per Watchmen perché sarebbe un terribile peccato.

Diciamo solo che, per non fare eccessivi spoiler ai pirla che non sono usciti a comprare il fumetto ma stanno continuando a leggere, tutto Watchmen si regge su un’unica enorme trave portante che si rivela nel finale. Quasi tutti gli elementi della trama, le azioni, le motivazioni principali dei personaggi, reggono e sono retti a loro volta dalla presenza di una certa cosa. Se eliminate o modificate quell’elemento, l’intero castello narrativo cade in pezzi. E allora non serve riprodurre le fotografie della prima squadra di Minutemen, incorniciate sui muri, con maniacalità. Non serve riprodurre ogni singola sequenza e pannello disegnato o riprendere i dialoghi parola per parola.

Le voci sembrano smentirsi l’una con l’altra e, a dir la verità, le ultime indiscrezioni riguardo a questo “twist” finale (che, per quanto sono riuscito a trovare, risalgono a luglio/agosto) sembrerebbero confermare la presenza della famosa “cosa”, l’aderenza al finale del fumetto e la costruzione delle fondamenta della storia. Ma non si sa mai. Quando Hollywood è in grado di prendere V e di trasformarlo in una brutta e inutile versione del Fantasma dell’Opera che combatte come Neo, tutto è possibile. Anyway, se qualcuno di voi ha indiscrezioni più recenti o più precise, sarò felice di leggerle e, nel frattempo… Sarà meglio incrociare le dita.

Ego ipse custodes custudio.

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Star Trek e i misteri dei cantieri astronavali

November 19th, 2008 by abietto

La Paramount ha fatto uscire le prime immagini ufficiali della “nuova – vecchia” Enterprise. Al di là di alcuni problemi di “continuity” di cui vi parlerò in seguito, appare chiaro che il modello non riflette quello originale della prima serie televisiva. J. J. Abrams ha dichiarato: “Se si ha a che fare con Star Trek, ci sono moltissime cose che non possono essere cambiate. L’Enterprise a livello visivo è un qualcosa di sacro per molte persone. Quindi se mostri l’Enterprise… è meglio per te che somigli alla vera Enterprise… perché, altrimenti, cosa fai?”. Okay, ma la frase non è esatta. Se mostri l’Enterprise non deve “assomigliare alla vera” Enterprise. Dev’essere l’Enterprise. Punto. E non è che manchi il materiale iconografico, gli schemi tecnici, i modellini, i modelli 3D, eccetera. Ma ammettiamo anche che ciò che Abrams ha voluto fare è mostrare una “prima versione” della Constitution Class, che in seguito è stata modificata ed è diventata quella che siamo stati abituati a vedere in “TOS”. D’accordo, mi sta bene. Ma quale sarebbe tra queste due, entrambe (a quanto pare) immagini ufficiali tratte dal film, e palesemente MOLTO DIVERSE tra loro?

Appena avrò un po’ di tempo da sprecarci, vedrò di fare un disegno in cui si possa capire un po’ più chiaramente la differenza tra questi (presunti) modelli del film e quello originale della serie. Intanto rimane il mistero: perché aggiustare qualcosa che non è rotto?

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Dark Resurrection – Part II

November 11th, 2008 by abietto

Gente, si stanno preparando tempi cupi in una “galassia lontana lontana”, soprattutto perché mancano fondi per la realizzazione della seconda parte di Dark Resurrection la mitica fan-fiction basata sull’universo di Star Wars realizzata dal buon Atilak! Correte sul sito ufficiale e andate alla sezione donazioni e scoprite come diventare produttori associati. Basta poco, anche un gesto simbolico, ma se siamo in tanti possiamo portare a termine una missione degna di Luke Skywalker.
Andiamo, amico fan, sei la nostra unica speranza!

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Beh, però…

July 13th, 2008 by abietto

…C’è giustizia al mondo, ogni tanto! Avete presente la famosa frase “Klaatu Barada Nikto” che viene citata sia da Star Wars (sono tre cacciatori di taglie ne “L’Impero Colpisce Ancora”) sia dal mitico “L’Armata delle Tenebre” (anche se pronunciate male, sono le parole magiche che dovrebbero rendere innocuo il Necronomicon) nonché da un sacco di altre fonti più o meno famose? Tali parole provengono dal film “Ultimatum alla Terra” e sono una frase aliena di comando per fermare un robot. Beh, sempre per parlare dell’assenza di idee di Hollywood, quanto meno nelle grandi produzioni, ecco arrivare un altro remake! “The Day the Earth Stood Still“, questo il titolo originale, uscirà in versione nuova il 12 dicembre di quest’anno e la parte dell’alieno viene affidata a Keanu Reeves il quale, però, non capendo bene dove si trovi, continua a fare la parte di Neo (almeno, a giudicare dal trailer). Qual è la parte della giustizia nel mondo? Che è un nuovo film con Jennifer Connelly! Quindi sarà un capolavoro. A prescindere.

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Cinque storie per dormire tranquillamente

July 10th, 2008 by abietto

Qualche anno fa avevo scritto un articolo su sette storie per non dormire, sette film horror particolarmente interessanti ed efficaci. Se, invece, avete problemi a prendere sonno in queste calde e afose giornate estive metropolitane, posso consigliarvi cinque film che, senza alcun dubbio, produrranno in voi un benefico effetto soporifero e calmante.

Hayden Christensen in AwakeAwake
Paradossalmente, il primo film si intitola “sveglio”, e non si riferisce al carattere del protagonista. L’Hayden Christensen di Feneriana memoria, già protagonista di un dimenticabile “Jumper”, gioca la carta del thriller psicologico dai molti colpi di scena. Il film, oltre alle succitate proprietà sedative, ha un pregio notevole: dimostra senza ombra di dubbio che tutti quelli che hanno affermato “Ah, ma Christensen è bravo, è Lucas che non è capace di dirigere i suoi attori!” dicevano una marea di cazzate. Lucas è sicuramente scarso nella direzione dei suoi attori, ma Christensen è altrettanto scarso come attore drammatico. In questo film, in cui gliene succedono di tutti i colori, mantiene una placida espressione da Billy dell’Ikea per le due noiosissime ore di trama scontata. I colpi di scena sono telefonati a distanze siderali, la regia è svogliata e il casting assolutamente superiore alle necessità di un filmucolo che avrebbe scatenato l’ilarità di qualsiasi Dylan Dog Horror Fest. La sensazione di “già visto” scorre potente in questa pellicola.
Equivalente sedativo: Una tazza di camomilla

L\'assassino con la maschera da... Boh!Boogeyman 2
Diciamo pure che se avete deciso di spararvi questo sequel dopo aver visto il primo film, meritate tutto ciò che vi capiterà durante la visione. La trama è inconsistente e vaga, raccontata in modo superficiale e con precisione spannometrica, i personaggi tagliati con l’accetta con la classica minchiata hollywoodiana tipo “quelli che sembrano cattivi sono buoni, quelli che sembrano buoni sono cattivi”, e per assicurarsi tale effetto il regista ha pensato bene di dare la parte dello psichiatra all’attore che interpreta il pazzo psicopatico della serie “Saw – L’Enigmista” (un’altra serie horror sopravvissuta abbondantemente alla sua utilità). Gli sceneggiatori hollywoodiani sono a corto di idee per le maschere dei mostri e degli assassini nei vari flick horror. Avendo già usato maschere da hockey, facce bruciate, fattezze del Capitano Kirk in plastica, maschere che riproducono “L’Urlo” di Munch, la maschera di V in un film che non c’entra niente con V e persino (giuro) maschere di amorini e putti ottocenteschi (chi non ha visto “Valentine” lo faccia), sono passati a maschere di maiali e mostri. Alcuni suggerimenti per il travestimento dei prossimi assassini seriali: maschera di Prodi, maschera di un Cubo di Rubik, maschera di uno stronzo di cane, maschera da abietto. In definitiva: un film inutile, noioso, scontato e mal realizzato.
Equivalente sedativo: un concerto di Gianluca Grignani.

Indiana Jones e la minaccia del sequel inutileIndiana Jones e i luoghi comuni della pseudo-archeologia
Da Von Daniken in poi, il mondo della pseudo-scienza è stato sommerso da testi in cui si afferma senza ombra di dubbio che Piri Reis e Ibn Battuta avevano scoperto Atlantide (o l’Antartide, o entrambe), che i peruviani giocavano a calcio con i velociraptor, che le piramidi sono state costruite in occasione di “Holiday on Ice”, che Gesù Cristo era un alieno e che mia nonna era un’astronauta. Per non essere da meno, Spielberg ha deciso di chiamare Lucas e di farsi rovinare un film già potenzialmente poco interessante. Ricordate la verve dei dialoghi de “I Predatori dell’Arca Perduta”? Il montaggio asciutto da film d’azione vecchio stile? L’assenza di effetti speciali eccessivi? La convinzione degli attori? Me lo auguro, perché qua non c’è traccia di nessuna di queste cose. Harrison Ford e company, riesumati dalla tomba mediatica in cui erano finiti (forse giustamente), recitano in modo svogliato e annoiato. Le sequenze d’azione sono lunghe, idiote, noiose e inconcludenti, la trama è più stronza del previsto e raccontata malissimo, con buchi di sceneggiatura degni di un prequel di Star Wars. C’era bisogno di rimettere mano a una trilogia che aveva già mostrato i suoi limiti con “L’Ultima Crociata” (praticamente, più che un sequel, un remake del primo film?). La risposta è nel potere sonnecchioso di questo inutile esercizio di stile degno di una fan-fiction di serie B.
Equivalente sedativo: una boccetta di Roipnol

E venne il giorno di dormireE venne il giorno…
…Che Shyamalan cambiò lavoro e andò a tirare la lima alla Breda. Almeno, questo è quello che ci si augura dopo aver visto questa colossale cazzata. Il “maestro” dei colpi di scena sembra aver completamente dimenticato le lezioni apprese (e impartite!) con capolavori indiscussi come “Il Sesto Senso” e “Unbreakable”. Qui di colpo di scena ce n’è uno, e viene dichiarato esplicitamente da qualsiasi personaggio passi davanti alla camera da presa fin dal minuto uno. Quando poi si scopre che, semplicemente, hanno tutti ragione, comprensibilmente, la sorpresa non è elevatissima. Un po’ come se nei primi dieci minuti de “Il Sesto Senso” uno dei personaggi avesse detto una frase del tipo: “Sai, secondo me Bruce Willis è un fantasma”. Capite bene che ciò possa rovinare un pochino l’atmosfera. Comunque c’è anche un altro colpo di scena: il protagonista che cerca per un’ora e mezza di essere vagamente credibile e alla fine non ce la fa. Per non parlare della storia che rappresenta una delle trame più insipide, vuote, superficiali e inutili dai tempi di “Signs”. Praticamente, tutto il film è un mediocre episodio di “Ai Confini della Realtà” tirato per il lungo e con un decimo del talento e della cura con cui si facevano quei vecchi show televisivi. Dicevano che Shyamalan era l’erede di Spielberg. A giudicare da “Il Teschio di Cristallo” e da questo film, avevano perfettamente ragione…
Equivalente sedativo: un’anestesia totale (non come quella di Hayden Christensen in “Awake”)

Vado a morire perché c\'ho i probblemiInto the Wild
Un ragazzino imbecille decide di far crepare di preoccupazione i due genitori piccolo borghesi perché litigano un po’ e scappa di casa. Raccontandosi una serie di cazzate pseudo new-age derivate da un sunto “Reader’s Digest” dei libri di Kerouac, si infila in un bus abbandonato in Alaska e, prevedibilmente, crepa come Jack Nicholson alla fine di Shining. Intanto, trova il tempo per diventare un esperto falegname, un esperto saldatore, un esperto cacciatore, un esperto esperto, nella miglior tradizione del ribelle “strong-jawed hero” ammérigàno, nonché un poeta dialettale di una sensibilità mostruosa che spara cazzate degne di un blog su MySpace su quanto lui è “contro” e antiborghese e anticonformista (ma fino a un certo punto: cioè, Dio esiste, intendiamoci, e la ragazzina figa che mi sbava dietro non me la faccio perché ho controllato sulla carta d’identità e compie diciott’anni solo dopodomani… Che sennò poi il pubblico bacchettone USA mi denuncia il regista e mi parla male dietro le spalle ai cocktail party). Raramente ho visto un distillato di luoghi comuni a questo livello di concentrazione, una tintura madre di stronzate new-age, un’essenza del perché i genitori avrebbero fatto bene a legnarlo molto più sonoramente con una Bibbia con la copertina in mogano. Un’ottima visione, comunque, se siete degli appassionati dei “Darwin Awards”.
Equivalente sedativo: morte cerebrale.

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Oh, mioddio

July 7th, 2008 by abietto

Non c’è più religione… Va bene tutto, ma Stephen Chow che fa il Maestro Miyagi? Apparte il fatto che Miyagi è giapponese (anzi, di Okinawa) e non cinese, ma poi che cacchio c’entra Stephen Chow? Dopo i quasi inutili remake di qualsiasi franchise horror disponibile dagli anni settanta in poi, dopo le ultime “fatiche” di presunti grandi maestri del settore, come l’ultimo Indiana Jones o E Venne il Giorno, dopo la necessità compulsiva di Hollywood di produrre remake in tempo reale di interessanti flick stranieri (compreso qualsiasi prodotto esca dalla Corea, dal Giappone o dalla Cina, nonché [Rec] di Balaguero che è praticamente appena uscito)… Ma non è che semplicemente gli americani si sono del tutto fumati il cervello? Non c’è più nessuno da quelle parti in grado di fare il lavoro di script editor? Nessuno che abbia un minimo di esperienza nel settore “controllo qualità”? E intanto escono pure le Guerre dei Cloni fatte a cartoni animati… Mah…

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