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Siti Ospitati

December 13th, 2009 by abietto

Come potete vedere, qui di fianco c’è una nuova sezione della sidebar che riguarda i siti ospitati da ASN. Per ora si tratta di due sottodomini del sottoscritto: Italian Geeks, che forse già conoscete, e il nuovissimo Creepy Pasta, la prima raccolta ufficiale italiana online di questi interessanti racconti, adatti alle lunghe notti invernali… Dateci un’occhiata, lì troverete ulteriori spiegazioni.
Se avete un blog o un sito interessante e in linea con quanto visto su abietto.net e le sue sotto-sezioni, fatemelo sapere: è possibile creare un sottodominio tipo http://vostrosito.abietto.net. Ovviamente, starà a me decidere se vale la pena inserire il sito tra i nostri “host” oppure no. Buona lettura!

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The Roaming Reference – Live On Air

May 20th, 2009 by Viviolas

Ogni giovedì sera, dalle 21:00 alle 23:00 sulle frequenze di Puntoradio c’è un programma che si chiama “Fatti Sentire“, interamente dedicato alla musica indipendente di ogni estrazione e genere, condotto dal mitico Ray Heffernan, cantautore irlandese di cui vi suggerisco caldamente l’ascolto.
Il programma in sè è molto piacevole e dando voce a chi sta nel cosiddetto “underground” offre la possibilità di ascoltare praticamente di tutto. Basta che non sia qualcosa di legato ad una major.

Domani sera, giovedì 21 Maggio 2009, la puntata sarà ampiamente dedicata ad un gruppo che ha appena pubblicato il suo primo cd, titolato “Laid Back”, ovvero nientemeno che i “The Roaming Reference“!
Questa serata/lancio del cd sarà abbastanza speciale in quanto i Roaming Reference andranno in onda in un’intervista, ma soprattutto anche suonando dal vivo direttamente in radio alcuni loro brani!

Pertanto, siccome so che si sono preparati molto per regalarci qualcosa di speciale, ma soprattutto siccome la batteria che sentirete suonare è la mia!!!!! (tranquilli, ci sarà uno bravo dietro, mica io…) …siete ora assolutamente costretti a sintonizzarvi domani sera su Puntoradio o, eventualmente, ascoltarvela via web!!!!!

A domani sera!

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Ancora N|U

April 30th, 2009 by abietto

N|USe acquistate il numero attualmente in edicola di Ritual (aprile/maggio 2009), troverete un’intervista fatta al misterioso leader dei N|U sull’uscita di “Symmetry and Discordance” (ma perché? È uscito?). Ecco cosa si può leggere a pag. 4, tra una news che riguarda inutili personaggi femminili pseudo-darkeggianti in perfetto style MySpace e simpatiche recensioni di dischi tirati in 50 copie:

Specchio fedele della multiformità del progetto, l’esordio dei Negatif Übermensch esprime una completezza che raramente si riscontra in un collettivo così ampio ed eterogeneo. Attivi dal 1992 (EH? – NdY), e interessati a canalizzare nella propria produzione una vasta gamma di stimoli e riferimenti, i musicisti milanesi non si limitano a ricreare un tessuto sonoro ibrido e ipnotico, che tocca (fra gli altri) il neo-folk, l’ambient, la psichedelia (??? – NdY) e la musica concreta, ma si dedicano con ogni risorsa a coinvolgere nell’atto creativo elementi delle più disparate discipline. Musica, teatro, parapsicologia e danza sono alcuni dei tasselli che compongono l’iridescente mosaico del gruppo, perfettamente a suo agio in quello spazio liminale in cui tutto è ricettività, sedimentazione e rielaborazione. Non è un caso se alcuni dei suoi membri si erano già fatti notare con il progetto rock industrial CSR, qualche anno or sono (“qualche anno or sono“? – NdY).

Come nasce l’ampia serie di riferimenti musicali, e non, del progetto?
Il cervello è come un campo arato e concimato (quello di certe persone, di sicuro… – NdY), un terreno ideale per la proliferazione di replicatori (DNA nel campo, memi nel cervello). Ciò che cresce dipende sia da quanto è stato seminato, che da semi portati dal vento, dagli insetti, dagli animali e dai loro parassiti. Alcuni agricoltori preferiscono diserbare, eliminare tutto ciò che non interessa, altri lasciano che l’ordinato campo si trasformi in una giungla rigogliosa e inestricabile. Noi cerchiamo di fare così, lasciando attecchire gli innumerevoli stimoli che ci colpiscono, permettendo loro di ripropo/dursi senza ostacoli. Sogniamo di trovare la mistura magica e filosofale che permetta di comunicare a tutti, senza ostacoli e confini.

Ritual“Symmetry and Discordance” comunica un forte trasporto mistico, dalle atmosfere al cantato salmodiante e monodico: quali elementi animano la vostra ricerca?
Speriamo di riuscire a manifestare una forma di fede priva di religione, un amore privo di oggetto dell’amore. Nella migliore delle ipotesi, le religioni sono orpelli che distraggono dalla fede “nuda”. Nella peggiore, sono catene, uncini e garrotte che uccidono la fede per sostituirsi ad essa (perfettamente d’accordo – NdY) e ci piace pensare di fare del decostruttivismo teologico, nel limitato spazio di qualche minuto. Per noi sarebbe meraviglioso se anche una sola persona scoprisse in sé, per un istante, quella fede polimorfa, indifferenziata e omnidirezionale grazie al nostro lavoro: se scoprisse il volto di Dio in quell’area a metà strada tra l’ipotesi del Big Crunch e il Taoismo (e qui avrei qualcosa da ridire, ma vabbé – NdY).

La cover di “Always Loot at the Bright Side of Life” (Monty Python – nda) arricchisce le atmosfere solenni e oscure dell’album con un tocco d’ironia. Com’è nata?
La versione originale di “Bright Side” è un capolavoro assoluto, una delle più pure manifestazioni di un umorismo disperato, caparbio e dignitoso che associamo al popolo britannico. Il nostro è un piccolo e umile tentativo di carpirne il nocciolo, l’elemento fondamentale di comunicazione, di avvicinarsi ad esso quanto più possibile.

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Ci rivedremo a Blackmoor

April 10th, 2009 by abietto
Dave Arneson

A distanza di un anno, un mese e cinque giorni dalla scomparsa di Gary Gygax, ecco che anche Dave Arneson fallisce l’ultimo Tiro-Salvezza e consegna la scheda del personaggio. Anche se decisamente meno conosciuto dal grande pubblico, quest’uomo è stato determinante quanto Gygax (e, alcuni, dicono che lo sia stato anche di più) per la creazione del primo vero Gioco di Ruolo mai creato, Dungeons & Dragons.

Arneson e Gygax si conobbero nel 1969, esattamente quarant’anni fa, durante la seconda GenCon (convention ufficiale di wargamer negli USA). Gygax giochicchiava con le miniature e stava scrivendo il suo Chainmail mentre Arneson, appassionato di wargame e, in particolar modo, di battaglie navali moderne, si stava dedicando a dei “what if” ucronici, partite ambientate in linee temporali alternative (“cosa sarebbe successo se la flotta di Pearl Harbour fosse stata preavvertita per tempo?” e cose di questo genere). I due cominciarono a scambiarsi idee e Arneson, dopo la GenCon, cominciò a lavorare a un gioco chiamato Blackmoor che traeva spunto dalle statistiche delle navi da guerra (come la “classe di armatura” o i “punti di struttura”) per muovere degli eroi medievali in un’ambientazione fantasy. L’unione di Chainmail e di Blackmoor portò alla creazione di “The Fantasy Game”, il primo gioco strutturato esplicitamente per essere giocato “di ruolo”, con livelli, personaggi, armi, incantesimi, oggetti magici, tesori, mostri e oscure segrete da esplorare. Il gioco venne rifiutato dalle case editrici ludiche del periodo, e questo spinse Gygax a cercare i fondi per fondare la Tactical Studies Rules (meglio conosciuta con l’acronimo TSR). Gygax e Arneson pubblicarono il gioco sotto il nuovo e più accattivante titolo “Dungeons & Dragons”, nel 1974, e il resto, per così dire, è storia…

Arneson fu il creatore della prima ambientazione coerente per D&D (“Blackmoor”, per l’appunto) seguita a breve distanza dall’ambientazione creata da Gygax (“Greyhawk”). L’influenza di tali idee sul mondo moderno è praticamente incalcolabile. Intere generazioni di attori, sceneggiatori e registi, hollywoodiani e non, scrittori e fumettisti, programmatori e creatori di videogame, sono cresciute passando lunghe serate in camere fumose o scantinati freddi, attorno a un tavolo polveroso pieno di schede annotate a matita, mappe colorate, pedine, miniature, dadi e provviste di “junk food”. Senza il “concept” di role-playing come sarebbe il mondo dei videogiochi? E quello del cinema? Dei fumetti, dei romanzi e degli show televisivi? Per non parlare della miriade di altri aspetti della vita quotidiana che sono stati influenzati da questo monumentale paradigma della civiltà occidentale.

Non serve essere giocatori di ruolo per essere esposti agli effetti di questo gruppo memetico, così come non serve conoscere a memoria le battute dei film di Star Wars (o, persino, aver visto i film!) per essere esposti all’impero mediatico di Lucas. Sono semplicemente concetti con i quali siamo cresciuti, che diamo per scontati, anche e soprattutto quando non ce ne rendiamo conto. E tutto questo lo dobbiamo a Dave Arneson, forse ancora di più che non a Gary Gygax. Che possiamo dire? Le tue idee, le tue intuizioni, i tuoi sforzi e il tuo hobby (poi diventato la tua professione) hanno cambiato la vita di tutti noi, dandoci strumenti potentissimi di divertimento, di svago ma anche di introspezione e riflessione. Il tuo sogno ti è sopravvissuto e sopravviverà a tutti noi, passando di mano in mano alle generazioni future. E questo è più di quanto qualsiasi creatore di giochi possa sperare di ottenere.

Grazie, Dave… Che il tuo spirito riposi nelle lande misteriose di Blackmoor.

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WYSIWYG

March 19th, 2009 by abietto

Una bambina di nove anni e trenta chili viene stuprata più volte dal patrigno e rimane incinta. Di due gemelli. Quando i parenti e i medici decidono di farla abortire *per salvarle la vita*, il Vaticano li scomunica. E dato che non mi risulta abbia scomunicato, negli anni passati, governatori statunitensi e altri uomini politici che infliggono la pena di morte in modo legale e istituzionale, il problema non dev’essere quell’amore “per la vita” che tanto decantano. Poi, otto giorni dopo, il Vaticano fa mezza marcia indietro dicendo che quelle persone andavano “scomunicate sì, ma con misericordia”. Una presa per il culo davvero non indifferente. Un po’ come dire: sì, la strega andava bruciata, ma con pietà.
E il Papa, ora, prima ancora di mettere piede in Africa, afferma che l’uso del preservativo non solo non serve a combattere l’AIDS, ma è persino dannoso. Il preservativo è dannoso ai fini di combattere una malattia a trasmissione sessuale? Ah beh, ora capisco! Ecco perché sono duemila anni che il Vaticano ce lo mette nel culo senza goldone…

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Attenzione: Spoiler

February 24th, 2009 by abietto

Avete letto Watchmen? No? Il vostro valore come esseri umani è improvvisamente sceso a livelli protozoici. Uscite di casa, in questo preciso istante, e andate a cercare una copia del fumetto. Compratelo. Tornate a casa. Leggetelo, tutto d’un fiato, senza evitare extra, prefazioni, inserti ed epiloghi. Smettete di leggere queste righe e andate a comprarlo. Quando l’avrete finito, tornate qui. Fino a quando non avrete compiuto queste operazioni, sappiate che usarvi per test clinici su nuovi farmaci o prodotti di bellezza o come crash-test dummies non sarà considerato peccato agli occhi del Signore.

Okay, ora presumo di star parlando a quelli di voi che rientrano a pieno titolo nel concetto di “consorzio umano”. Come forse saprete, tra dieci giorni esce in America (e non so bene quando in Italia) l’adattamento cinematografico del fumetto a opera di Jack Snyder. Per chi non sapesse chi è, si tratta del tizio che ha diretto 300. Io non ho letto il fumetto, ma il film non mi è dispiaciuto e sono, fino a questo momento, piuttosto felice che il progetto Watchmen sia finito nelle sue mani.

Fino a questo momento.

Perché, chiederete voi? Ebbene, perché ci sono voci incontrollate su internet che Snyder abbia modificato in modo abbastanza sostanziale il finale. Se ricordate la mia recensione di V for Vendetta potete immaginare quanto queste parole abbiano fatto salire un gelido brivido di morte sulla mia colonna vertebrale.
Il problema, nell’affrontare un’opera letteraria così complessa, è che bisogna mettersi nei panni dell’autore originario che ha speso tanto tempo, talento, sforzo e mestiere per far sì che ogni singolo dettaglio, ogni “panel”, disegno, personaggio, frase o sfondo, sia perfettamente incastrato come in un puzzle o in un castello fatto di fiammiferi. Se cambiate la posizione di un pezzo, di fatto, modificate l’intero disegno e rischiate di far cadere tutta la costruzione. È stato così per V, sfortunatamente, e spero proprio che non sia così per Watchmen perché sarebbe un terribile peccato.

Diciamo solo che, per non fare eccessivi spoiler ai pirla che non sono usciti a comprare il fumetto ma stanno continuando a leggere, tutto Watchmen si regge su un’unica enorme trave portante che si rivela nel finale. Quasi tutti gli elementi della trama, le azioni, le motivazioni principali dei personaggi, reggono e sono retti a loro volta dalla presenza di una certa cosa. Se eliminate o modificate quell’elemento, l’intero castello narrativo cade in pezzi. E allora non serve riprodurre le fotografie della prima squadra di Minutemen, incorniciate sui muri, con maniacalità. Non serve riprodurre ogni singola sequenza e pannello disegnato o riprendere i dialoghi parola per parola.

Le voci sembrano smentirsi l’una con l’altra e, a dir la verità, le ultime indiscrezioni riguardo a questo “twist” finale (che, per quanto sono riuscito a trovare, risalgono a luglio/agosto) sembrerebbero confermare la presenza della famosa “cosa”, l’aderenza al finale del fumetto e la costruzione delle fondamenta della storia. Ma non si sa mai. Quando Hollywood è in grado di prendere V e di trasformarlo in una brutta e inutile versione del Fantasma dell’Opera che combatte come Neo, tutto è possibile. Anyway, se qualcuno di voi ha indiscrezioni più recenti o più precise, sarò felice di leggerle e, nel frattempo… Sarà meglio incrociare le dita.

Ego ipse custodes custudio.

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Il rassicurante calore di questi anni di merda

February 18th, 2009 by abietto

Un adagio post-sessantottino recitava “Dopo il freddo degli anni di piombo, godiamoci il calduccio di questi anni di merda”. Nulla potrebbe descrivere meglio l’ondata di reazionario riflusso ideologico che sta invadendo il mondo occidentale. Lasciamo perdere “la Casta” dei politici: per loro, dai tempi di Sparta e Atene, la demagogia e il far leva sulle più basse paure e insicurezze delle classi dominate è sempre stato un ottimo asso nella manica, quindi non deve stupire ciò che dichiarano di volta in volta, seguendo i sentimenti popolari per racimolare qualche voto e mantenere “il cadreghino”. Né deve colpire particolarmente la reazione della cosiddetta “intellighenzia” borghese, sempre pronta a lanciarsi in improbabili crociate contro inesistenti mulini a vento per apparire moralmente integra e irreprensibile, attaccando di volta in volta le più innocue sciocchezze come il Rock’n'Roll, i Giochi di Ruolo, l’invasione dei cosiddetti “Wiccan” o i libri di Harry Potter. Ancora meno deve risultare curioso o strano il già sopracitato “sentimento popolare” che talvolta lancia analoghe battaglie per paura, ignoranza, attaccamento a sciocche ideologie, e via di questo passo…
Invece, è giusto rimanere di stucco quando una categoria particolare, quella degli artisti, decide di sfruttare temi più o meno scottanti per vendere qualche copia in più poiché, in questo caso, il peccato è doppio e particolarmente subdolo e insidioso. Forse per questo sono rimasto alquanto perplesso sentendo la canzone di Povia a questa edizione del festival di San Remo (in cui gli unici momenti autenticamente interessanti dal punto di vista musicale si devono agli inserti decisi da Bonolis con citazioni dei Led Zeppelin, dei Queen e di altri Artisti).
Ma facciamo un passo indietro. Ci troviamo nel tempio della tradizione, nella massima espressione nazionale del potere delle Major, delle proposte fatte a tavolino appositamente per quel pubblico e per quel teatro… In poche parole, ci troviamo all’interno di un paradosso in cui anche i più sinceri e autentici artisti devono necessariamente scendere a patti con le aspettative del pubblico e proporre cose che, molto probabilmente, non avrebbero mai suonato e cantato se non fosse per il festival. Ci troviamo in un paradosso in cui un festival che dovrebbe rappresentare in modo realistico il panorama musicale italiano, in realtà, non lo rappresenta affatto. Se vogliamo “scioccare” il pubblico basta prendere come tema per la nostra canzone qualcosa di “scomodo” (o farlo diventare tale) o inserire un paio di “merda” e di “stronzate” nel testo e “vualà”, passiamo per artisti “non allineati” e “fuori dagli schemi” (perfettamente integrati negli schemi). Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma.
Povia, quindi, decide di raccontare una storia. Una singola storia, non un commento sulla condizione di omosessuale, ma la storia di un singolo individuo che “era” omosessuale e poi incontra una ragazza e “diventa” eterosessuale, si sposa, ha dei bambini, trova il suo vero sè e, finalmente, è felice (mentre prima, da omosessuale, non lo era e intreccia una sordida relazione con un uomo molto più grande di lui). Il “colpo al cerchio e il colpo alla botte” è dato da un verso della canzone (“né malattia, né guarigione”) che, sentito il resto del testo, sembra appiccicato in fondo appositamente per rispondere a una serie di polemiche e preoccupazioni da parte dell’ARCI Gay e di altri.
Appiccicato in fondo, dicevo, perché per il resto la canzone esprime una visione e una posizione molto chiare che sono, ovviamente, molto diverse. Luca, il protagonista, è gay e crede in Dio, ma non nell’uomo, quindi evita di andare da psichiatri, psicologi, preti, stregoni o quant’altro, ma “cerca dentro se stesso” (come? Non si sa). Alcuni gli dicono che l’omosessualità è normale, ma lui studia Freud che è di altro avviso. Vero. Freud considerava l’omosessualità una nevrosi (anche se ha scritto molto e in modo molto critico anche verso se stesso nelle sue pubblicazioni) e quindi un disturbo, una deviazione, una malattia, qualcosa che “dev’essere curato” (ovviamente, con la psicanalisi). Povia, inserendo questa frase nella canzone, deve aver fatto imbarazzare molti analisti là fuori, poiché l’omosessualità è stata “depennata” dalle nevrosi trattabili con la psicanalisi soltanto una decina d’anni fa, dopo un lungo congresso internazionale della categoria. Ma se Freud aveva dei dubbi e se i freudiani ora la pensano diversamente, perché inserire questa frase nel testo? Per dare una parvenza di “copertura scientifica” alla tesi strisciante nel resto delle parole della canzone? Povia continua e presenta i risultati di questa “ricerca interiore” di Luca: sua madre è uscita direttamente da “The Wall” dei Pink Floyd e il padre era uno senza palle. I due si separano, il padre comincia a bere, la madre è sempre più soffocante e gelosa delle altre donne e gli consiglia di non sposarsi mai. Quindi (ovvia conseguenza logica) lui diventa gay e intraprende una storia di sesso e di dolore e infelicità con un uomo molto più grande di lui che sopperisce alla mancanza di una figura paterna. In questo modo, Luca cerca di “non tradire la madre”. Poi, però, a una festa, incontra una ragazza che, con atteggiamento tipicamente femminile, lo “capisce” e lo “accoglie”. Lui, quindi, diventa improvvisamente eterosessuale, si sposa, fa figli e finalmente trova la vera felicità sentimentale che, quando era omosessuale, gli era negata.
Ora, stiamo parlando di un singolo caso che è certamente possibile e verosimile. E non stiamo dando nessun giudizio sulla categoria intera degli omosessuali. Inoltre, c’è quel famoso verso appiccicato riguardo al fatto che non c’era nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Giusto?
No. Sorry, non basta una frase, messa apposta per accontentare l’ARCI Gay, per inficiare il messaggio più o meno insidiosamente nascosto in tutto il resto del testo. E il messaggio è che l’omosessualità *è* una forma di “disturbo” di qualche genere, con una causa precisa (mamma soffocante e padre assente) che può essere “curato” da una profonda ricerca interiore e, soprattutto, dal fatto di incontrare finalmente “quella giusta”. Un messaggio che viene spesso ribaltato al femminile… Quasi tutti i maschi sono convinti che una donna sia lesbica solo perché non ha ancora trovato l’uomo “vero” che “le faccia sentire” ciò che serve (assumendo, con una notevole dose di presunzione, di essere un’opzione migliore rispetto a un vibratore extra-lusso).
Anche solo il fatto di dover cercare una “causa” per l’omosessualità ha senso quanto ne ha la ricerca della causa dell’eterosessualità. Né più né meno. Mia madre e mio padre si sono separati quando io avevo circa un anno. Ho passato le mie, senza dubbio, però rimane il fatto che sono eterosessuale (salvo scoperte dell’ultimo minuto) e che il problema della mia identità sessuale non mi ha mai particolarmente preoccupato. Allo stesso modo, conosco molti omosessuali che hanno, nei confronti dei loro genitori, gli stessi identici problemi che hanno i miei amici “etero”. Non c’è nessuna “causa” per l’omosessualità, così come non c’è alcuna “causa” per l’eterosessualità. Sono fenomeni naturali… Se per “naturali” intendiamo “che accadono spontaneamente in natura” allora possiamo osservare atteggiamenti omosessuali e bisessuali in tutte le specie di mammiferi “superiori” e, guarda un po’, più o meno nelle stesse percentuali che riguardano la popolazione umana.
Perché, nonostante quello che possono dire i “teisti”, non siamo nient’altro che una delle altre specie animali che condividono questo pianeta con il resto della biosfera e, di conseguenza, rispondiamo in maniera statisticamente prevedibile alle “leggi di natura” che regolano gli altri animali sociali. Abbiamo le nostre particolarità, certo: i lupi non organizzano un Gay Pride… Ma rimane il fatto che esistono lupi che hanno atteggiamenti e comportamenti omosessuali, così come i delfini si organizzano per stuprare le delfine e gli scimpanzè uccidono i propri simili, talvolta, per puro diletto o incontrollabili scatti d’ira. Non siamo diversi.
Scrivere una canzone che ha questa morale strisciante (l’omosessualità è una devianza innaturale che deriva da carenze – o abbondanze – affettive, eccetera), nascosta sotto la giustificazione “è la storia di un individuo, una testimonianza reale” è quanto meno discutibile… La domanda è: perché scegliere proprio quella storia da raccontare e non altre? Quelle di coppie gay che hanno passato trent’anni insieme felicemente, ad esempio? O di omosessuali che sono stati presi e buttati nei forni crematori o nelle camere a gas insieme a comunisti, ebrei, zingari e dissidenti politici nei Lager, per fare un altro esempio? O del fatto che gli omosessuali vengono chiamati “finocchi” perché nel Medioevo quando si bruciava un gay sul rogo si gettavano sul fuoco dei finocchi per nascondere l’odore di carne bruciata? Mi sembrano storie altrettanto interessanti e degne di attenzione, capaci di trasmettere messaggi più sani e realistici. Le reazioni dell’ARCI Gay e di Roberto Benigni mi sembrano ampiamente giustificate. Come ha detto Grillini: “I gay non sono infelici in quanto gay, sono infelici in quanto continuamente stigmatizzati e criticati dalla società in cui vivono”. Più che altro, io credo, profondamente incompresi.
Va detto, comunque, che bisogna sempre lasciare il beneficio del dubbio a tutti. Se veramente Povia voleva soltanto raccontare una storia che l’ha colpito particolarmente, dobbiamo ammettere che l’ha fatto, almeno, con una certa classe e una certa professionalità musicale (una delle poche canzoni interessanti che abbia sentito durante la prima serata del festival, ad essere sinceri). D’altronde, Povia ha sempre avuto una politica piuttosto “furbetta” nei confronti del palco dell’Ariston… Sa bene quali temi scegliere, come alimentare le polemiche e far parlare di sè, in modo da vendere un sacco di copie e assicurarsi un’ampio passaggio radiofonico. Vedremo quando qualcuno, finalmente, proporrà al festival qualcosa di veramente coraggioso, come una canzone sulle tante “morti bianche” sul lavoro, sull’ignoranza e il pregiudizio che ancora imperversa nella nostra società verso le più disparate categorie di persone, sull’intolleranza e la presunzione del pensiero religioso, sul fatto che l’Italia è, di fatto, una teocrazia, su chi lavora senza gloria e senza grandi applausi per aiutare il prossimo in modo discreto e concreto, sull’ipocrisia di certi “preti illuminati di sinistra” che aprono comunità di aiuto ma poi non si vergognano di dichiarare, nelle interviste, che un prete pedofilo non andrebbe mai denunciato alle autorità competenti e alle Forze dell’Ordine, e via di questo passo. E perché non parlare, piuttosto, di tutti quegli omosessuali che, schiacciati dal giudizio sociale, si sposano e fanno figli e vivono una vita terribilmente infelice, casi decisamente più numerosi del presunto “Luca” della canzone di Povia? Insomma… Volete parlare di qualcosa di scomodo? Non avete che l’imbarazzo della scelta, in questo mondo e in questi rassicuranti anni di merda.

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Un sincero augurio

February 7th, 2009 by abietto

La povera Eluana sta per essere uccisa. Diciamolo, è la verità. Non solo è viva, ma a detta delle suore che l’hanno vista e curata in passato, apre gli occhi, sorride, stringe le mani, racconta barzellette e, in un paio di occasioni, interrogata sulla sua condizione di vegetale, ha affermato “Ma va là, non è mica niente, tranquilli.” Giustamente, il Vaticano e tutti i politici che sono altrettanto giustamente vicini ai sacri valori cristiani, fanno disegni di legge in tempo record per questa emergenza pericolosa e disumana. Per un attimo, viene da chiedersi come mai le Camere non siano mai state così celeri nell’affrontare questioni, apparentemente, altrettanto scottanti come l’imperante crisi economica, le discariche abusive, i proletari sottopagati (comunitari ed extra, in regola e non) che ogni giorno crepano sul posto di lavoro per la mancata osservanza delle norme di sicurezza e per il superlavoro a cui sono sottoposti… Ma questo accade solo per un attimo. Subito dopo, infatti, ci si rende conto che non si tratta della stessa cosa, che tali problemi non possono avere la stessa importanza, la stessa gravità. Insomma, qui stiamo togliendo l’alimentazione artificiale a una persona che, se si fosse fatta la volontà del Signore e se la Natura avesse seguito il suo corso, sarebbe morta diciassette anni fa! E queste cose non si fanno, non si può permettere a un libero cittadino di creare un simile precedente, di arrivare così vicini a quello spauracchio del nostro amorevole Gesù chiamato “eutanasia”. In fondo, la vita non è mica nostra, ci è stata data in prestito dal Signore e, di conseguenza, noi non possiamo farci quello che ci pare. Morire in una guerra con i fucili benedetti da preti, quello sì, ci mancherebbe. Essere stuprati dal prete della parrocchia a dodici anni, beh, può capitare. Ma evitarsi qualche anno ulteriore di dolore, umiliazione e frustrazione… beh, no, voi morite quando ve lo diciamo noi, non quando lo decidete per i cacchi vostri senza neanche un Padre Nostro o un’Ave Maria. E che è, stiamo scherzando? Quindi uniamoci al coro dei Cattolici che, senza la minima vergogna e, anzi, con il giusto orgoglio che deriva dalla Fede, vanno a manifestare sotto la clinica o fanno disegni di legge in Parlamento. E auguriamo a tutte queste persone di poter provare sulla propria pelle il martirio di Eluana, in modo da poter, finalmente, dimostrare al Signore fino in fondo quanta fortezza derivi dal dogma, quanta convinzione abbiano nello scagliarsi contro queste pratiche barbare e quanto siano pii, timorati di Dio e affidati alla volontà del Signore. Che ogni Cattolico contrario al protocollo che Eluana, sfortunatamente, sta continuando a seguire secondo i piani, possa passare diciassette anni in stato catatonico, legato a un letto d’ospedale, a totale carico dei propri familiari, provati fino all’inverosimile da una tale tragedia umana, senza la possibilità di mangiare o di bere, di orinare o defecare, senza poter difendere la propria dignità umana… Con ancora una vita, ma senza nessuna qualità di vita da difendere. Senza mente. Senza corpo. Senza nulla. Auguriamo a ogni Cattolico di provare fino in fondo la propria Fede trasformandosi in Eluana e sacrificandosi per la Società Civile, dando il buon esempio e immolandosi al Signore, secondo quei sacri valori di abnegazione e amore per la vita che sbandiera in piazza, nei TG, nelle Camere del Governo, nelle parrocchie e su internet. La vostra è una causa giusta, ne ho la certezza totale.

A meno che…

A meno che questo caso non venga strumentalizzato per fini politici e istituzionali. Ma no, ma cosa andiamo a pensare? Quale mostro disumano, privo di qualsiasi basilare emozione da Homo Sapiens, scevro da qualsivoglia empatia verso il suo prossimo, si metterebbe a strumentalizzare per scopi propri una simile tragedia? Quale forza politica alienata dal vivere civile potrebbe pensare di sovvertire i processi democratici e di annullare sentenze della Cassazione per destabilizzare la magistratura? Quale leader di Partito potrebbe mai pensare a un orrore simile? Quale premier sfrutterebbe una tale situazione per togliere fiducia al Capo dello Stato sfiorando l’impeachment? Certamente nessuno è tanto contorto, morboso e psicotico da pensare che questa potrebbe essere una linea di condotta politica accettabile. E difatti non può essere così. D’altronde, essendo in uno Stato di Diritto, una sentenza della Cassazione non può essere modificata da niente e da nessuno, tanto meno dagli altri poteri istituzionali. Ed essendo in uno Stato Democratico, abbiamo un’opposizione che si dice “di sinistra” e che ha logiche opposte a chi sta al governo! Sicuramente tale opposizione potrà, per l’appunto, opporsi… A meno che anche l’Opposizione non sia l’altro lato della medaglia, il leader della parte scura che, tolta la barba, scoprì sul mento quella vecchia cicatrice. Perché, dopo tutto, votare è l’arte di scegliere tra un cancro al fegato e una metastasi maligna in sede epatica. Eppure, ancora esistono molte persone convinte che ci siano differenze…

Eluana è circondata dai suoi familiari, dalle persone che l’hanno aiutata, curata, accudita, amata e supportata più di quanto abbia fatto chiunque altro. Chiunque altro. Affermare che queste persone la vogliano uccidere è un insulto talmente profondo e disgustoso che non dovrebbe meritare commenti, in un mondo in cui sia rimasto un briciolo di buon senso, ma solo l’indignazione generale. Non siamo in un tale mondo e i commenti, di conseguenza, sono tristemente necessari. Lasciate stare quelle povere persone che hanno sofferto quanto voi non potete nemmeno lontanamente immaginare.
C’è solo da augurarsi che la famiglia Englaro, nei prossimi giorni, venga circondata unicamente da un affettuoso, comprensivo, tollerante e caloroso Silenzio.

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Powder all around!

January 7th, 2009 by Viviolas

Alla faccia del riscaldamento globale, questo inizio 2009 si presenta sotto i migliori auspici, regalandoci nevicate copiose sia in montagna che in città, come non succedeva davvero da tanti anni.
Ho passato il capodanno a casa di amici a Chiesa in Valmalenco, in cerca di “polvere bianca” peggio di un drogato in crisi di astinenza, peraltro rimanendo mai sazio… e finisco per ritrovarla anche qui, fuori di casa, dopo due giorni di nevicata che ha cambiato pesantemente il paesaggio come solo la neve sa fare.
L’effetto collaterale di tutto questo è che poi da certe aree questa neve va levata, e spesso lo si deve fare a colpi di pala… ma siccome questo manto nevoso si presenta in modo splendidamente polveroso, ho avuto una piccola illuminazione ed ho pensato di risolvere la questione in modo più… originale, sicuramente divertente, e perchè no anche impegnativo!

Ad ogni modo, dopo la mia spolverata, stamane la vista dalla mia finestra si presentava così.
Oggi nel primo pomeriggio, se non si mette a piovere come sta minacciando un po’ di fare, ho in programma un’escursione giù al Ticino, nel cuore del Parco, ovviamente con attrezzatura telemark ai piedi.
Ho intenzione di fare un bel po’ di foto che, nel caso, penso che vi mostrerò con un post apposito.

W la neve!

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January 6th, 2009 by abietto

(Dal comunicato stampa AGI) – L’Aquila, 5 gen. – Mario Magnotta, il bidello piu’ famoso d’Italia, reso celebre ovunque dallo scherzo telefonico della ‘lavatrice’ è morto nella notte tra il 4 e 5 gennaio all’ospedale San Salvatore de L’Aquila dove era ricoverato a causa di una embolia polmonare molto estesa. Mario Magnotta aveva 66 anni. Bidello in pensione era diventato molto noto in tutta Italia grazie al suo carattere burrascoso ma soprattutto per le sue frasi in dialetto aquilano registrate nel 1986 su cassetta durante uno scherzo telefonico (quello della lavatrice appunto) circolato dopo poco tempo in tutta Italia, anche su Internet. Un vero e proprio successo che ha portato l’ex bidello ad essere invitato in diverse trasmissioni radio-televisive nazionali come “I fatti vostri”, “Piazze d’Italia” e “Maurizio Costanzo Show”. Numerosi anche i fan club sorti un po’ ovunque dopo le serate trascorse in discoteca nelle quali Magnotta veniva invitato. La frase “M’iscrivo ai terroristi” è finita persino nei testi di una canzone di Cristicchi. Ultimamente Magnotta aveva fatto qualche apparizione come opinionista anche su una televisione web locale (www.aquilatv.it) interventi finiti subito su “YouTube” insieme ad altri scherzi che lo hanno visto protagonista. Il sito a lui dedicato www.magnotta.it è da sempre uno dei più cliccati della rete. I funerali si svolgeranno mercoledì 7 gennaio alle ore 16 presso la chiesa di San Pio X al Torrione, quartiere nel quale risiedeva Mario Magnotta.

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