Ancora citazioni
"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi."
Punti di vista?
Nello stesso periodo in cui il Papa Ratzinger rilascia dichiarazioni forti contro il relativismo culturale e il Vaticano rivendica presunte radici cristiane dell'Europa, e si scaglia contro la fecondazione assistita e le coppie di fatto omosessuali, nello stesso periodo in cui media e demagoghi fanno a gara a chi monta il caso peggiore per fomentare l'odio e la diffidenza razziale verso gli immigrati, nel periodo delle "nuove guerre sante" interattive e di persuasori più o meno occulti che cercano di convincerci della saldezza e della giustezza delle nostre posizioni (contrapposte sempre all'«altro», all'«alieno», che, ovviamente, è cattivo...) capita talvolta di leggere voci veramente fuori dal coro. Altri capi spirituali mondiali pare la pensino un po' diversamente sulla tolleranza, l'integrazione e il relativismo, ed escono libri davvero incredibili come Emozioni distruttive, scritto praticamente a quattro mani dal Dalai Lama e da Daniel Goleman (che forse alcuni di voi conosceranno per i suoi innovativi studi sull'intelligenza emotiva). Vediamo cosa dice "Sua Santità"...
Il buddismo e la scienza non sono visioni contrastanti del mondo, ma approcci diversi al raggiungimento di uno stesso fine: la ricerca della verità. Nell'apprendimento del buddismo è essenziale investigare la realtà e in questa ricerca anche la scienza ha dei percorsi da offrire. Sebbene i loro obiettivi parziali possano essere diversi, sia la scienza che il buddismo si prefiggono la ricerca della verità attraverso percorsi che espandono la nostra conoscenza e la nostra comprensione.
Il dialogo tra scienza e buddismo è fonte di una proficua partecipazione. Noi buddisti possiamo utilizzare le scoperte della scienza per capire meglio il mondo in cui viviamo. Allo stesso modo gli scienziati possono sfruttare alcune intuizioni del buddismo. (...)
D'altro canto anche il buddismo può imparare dalla scienza. Ho detto più volte che se la scienza dimostra dei fatti che risultano in conflitto con la comprensione buddista, il buddismo deve adeguarsi. Dovremmo sempre adottare una visione che concordi con i fatti. Se in seguito ad indagini scopriamo che un certo punto di vista è motivato e provato, dobbiamo accettarlo.
Non penso ci sia bisogno di grandi commenti, il Dalai Lama si è già espresso in maniera estremamente chiara e precisa. Posso solo dire che sono piacevolmente stupito di sentir dire a una persona come lui cose che io ho già affermato più volte in passato: scienza e spiritualità devono arrivare alle stesse conclusioni. Se non è così, allora una delle due sta sbagliando qualcosa. C'è da sperare che messaggi come questi vengano ascoltati dal maggior numero di persone possibili.
Strategie
Farsi accettare è un bisogno di ogni essere umano. Farsi amare, essere compresi, apprezzati. La stragrande maggioranza di noi, mette in atto una serie di "strategie comportamentali" allo scopo di raggiungere questi risultati. Molto spesso, con poche persone che ci interessano o addirittura con una persona che amiamo. In alcuni casi, con l'intero genere umano. =)
Eppure questo è un comportamento efficiente, intelligente, emotivamente redditizio? Dobbiamo rispondere di no, perché abbiamo tutti avuto chiara esperienza di cosa significhi inventarsi strategie e forzarsi per continuare ad avere l'attenzione di qualcuno. E, allo stesso modo, dato che nessuna strada è solo in salita o solo in discesa, spesso ci troviamo a usare l'attenzione verso gli altri come arma di ricatto emotivo e di contratto.
"In amore vince chi fugge".
Stronzate.
In amore vince chi c'è. Chi resta.
Solo nel pallido riflesso del desiderio adolescenziale, chi fugge è vincente. Ma l'amore non conosce desiderio, non conosce condizioni, non conosce controllo, potere o dominio.
L'amore è. E basta.
Cercare di mantenere l'attenzione, l'affetto, l'accettazione, di chi usa questi nostri bisogni come manopole di un vecchio computer a valvole, significa solo ed esclusivamente dare potere a quella persona/figura/situazione. Stare al suo gioco. Essere perdenti nella continua ricerca di un'altra dose di qualcosa che scioccamente crediamo di poter chiamare "amore". Significa autocrearsi una dipendenza che ci dà la vaga illusione di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, mentre invece ci sta dando soltanto quello che vogliamo in un orizzonte emotivo molto miope e vicino.
Forse non tutti noi... no, forse non tutti.
Ma molti di noi, certamente, meritano di essere accettati, compresi e amati per il semplice fatto che esistono. Senza chiedere nulla in cambio, senza condizioni, senza discussioni, senza spiegazioni o delucidazioni. Amare qualcosa o qualcuno ci fa sentire felici, potenti, ricchi di voglia di fare, di iniziativa. Se non vi sentite così, lasciate pure perdere: quello non è amore.
Alcuni di noi meritano di essere amati perché rendono il mondo più luminoso e più caldo con la loro semplice esistenza.
E tanta invidia e incomprensione circonda coloro che cercano disperatamente di liberarsi dalle catene di rancore e di dolore create dai comportamenti di chi "fugge". Coltivare l'amore incondizionato rende molto più sani e felici noi. Alla fine, è un atto di profondo e sano egoismo.
Non servono strategie. L'amore non è un concetto melenso, da filmetto rosa, o struggente da melodramma. L'amore è semplicemente tutt'attorno a noi e chiede solo di essere visto, compreso, lasciato entrare.
L'amore per i libri, creature meravigliose e infinite, che riempiono di meraviglia e insegnano tante cose incredibili e affascinanti... Quell'amore che ti fa provare una sorta di sindrome di Stendhal ogni volta che entri in una grande libreria, e vorresti avere dieci carte di credito per portarti a casa tutti i libri che vorresti leggere, che vorresti amare, per contraccambiare l'amore che ha avuto lo scrittore verso di te, scrivendo ciò che pensa, ciò che ha immaginato, scoperto, inventato, costruito, fatto, vissuto.
L'amore per il cinema, per quello schermo d'argento magico dove ogni sogno, ogni più strabiliante giocattolo mentale, può diventare immagini sequenziali in movimento, personaggi che parlano, suoni, dialoghi, colonne sonore, emozioni, divertimento, commozione.
E, naturalmente, l'amore per un altro, bellissimo, dolcissimo, meraviglioso, incredibile, straordinario essere umano.
E, perché no, anche per tutti gli esseri umani, per questa stupida specie di scimmie nude e imbranate che sta, forse, solo ora cominciando a rendersi conto di cosa sia, di chi sia, di cosa voglia.
C'è tanto pudore, tanta ipocrisia, tanto cinismo che circonda l'uso di questa parola... e tante incomprensioni e tanti fraintendimenti. L'amore non è una parolaccia, non è una roba porno, non è una roba "gay", non è una roba da libro "Harmony". E non è neanche "quella roba che ti frega", quell'insetto voracissimo che si ciba di amicizia, come diceva George LeBay. Nah. L'amore è una figata. Siamo noi che lo complichiamo mischiandolo con altri ingredienti. Siamo noi gli artefici delle nostre sconfitte. Come sempre, il volto dentro la maschera di Darth Vader, nella grotta... È il nostro.
Citazioni
"Chi coltiva la Via della Pace ma non la Via della Guerra, manca di coraggio. Chi coltiva la Via della Guerra ma non la Via della Pace, manca di saggezza."
Sempre dall'Oracolo dell'Ovest...
...Ci giunge quest'altro necrologio. D'ora in poi, però, ha giurato che manda solo roba divertente(1).
Tempi bastardi…
Tempi bastardi, quelli in cui, più che altro, ti ritrovi a scrivere necrologi o, per dirla in termini giornalistici, “coccodrilli” e, per di più, senti di doverlo fare perché altrimenti nessun altro dirà quello che avresti voglia di sentire…
È la volta di Robert Wise… e tutti gli “addetti ai lavori” lo stanno ricordando per “West Side Story”, musical da quattro Oscar e tanti buoni sentimenti…
I più informati si sono spinti a ricordare che diresse uno dei primi film (uno dei migliori) della serie Star Trek, ma sono veramente in pochi a citare un suo grande atto di coraggio: la direzione di “Ultimatum alla Terra” (Klaatu Barada Nikto… ricordate?), pellicola nella quale un Alieno, un “diverso”, viene per portare la pace sul nostro pianeta ed è preso a cannonate da militari beceri e razzisti…
Ebbene : “Ultimatum alla Terra” è del 1951; gli U.S.A. sono in pena caccia alle streghe maccartista e chi gira pellicole di fantascienza vede “cose” dell’altro mondo minacciose e “baccelloni” che cercano di portarci via l’anima, la democrazia e la torta di mele!
Robert Wise, in quel clima nel quale bastava molto meno per essere tacciati di “anti-americanismo”, lanciò il suo poetico e coraggioso grido di protesta.
Vidi quel film da bambino, in un cinema di periferia, ma ne ricordo ancora oggi le scene e, soprattutto, la morale.
Robert Wise è morto a 71 anni.
Dannatamente spesi bene.
(1) Non è vero.
Dall'Oracolo dell'Ovest...
Era mezzogiorno e il prigioniero
Aspettava che si fermasse il mondo,
Fuori c’era il sole e tanti odori
E parole antiche di soldati...
Forse pensavi alla tua gente,
A Cuba viva sotto il sole,
La Sierra che ti ha visto vincitore...
Addio, addio, chi mai ti scorderà.
Addio, addio, anch'io ti ricorderò...
Era mezzogiorno in piena notte
E gli uomini di buona volontà,
Tutti si guardarono negli occhi
Poi ognuno andò per la sua strada...
Era troppo tardi per partire,
troppo tardi per morire:
Siamo troppo grassi, Comandante!
Addio, addio, chi mai ti scorderà.
Addio, addio, anch'io ti ricorderò...
Ti ricorderanno per l'astronave come un'Arca di Noè, per la casa in via dei Pazzi al numero zero, per la delicata poesia delle tue canzoni per bambini che, in realtà, parlavano al bambino che è in ognuno di noi.
Io voglio ricordarti così: segnato dall'amarezza di chi non riesce a non amare il sogno e, come dice Neruda, “...torna a casa la sera con gli occhi stanchi di vedere un mondo che non cambia...”
Ciao, Sergio.
Yume
Tempo fa qualcuno scrisse un libro. Quel qualcuno mi regalò il libro e dentro mi scrisse una dedica. La dedica suonava più o meno così.
"Quando un bambino nasce, comincia a guardarsi attorno e a chiedersi cosa siano le montagne, le stelle, gli alberi, il mare... Allora gli altri gli danno risposte preconfezionate, che lui assimila e accetta come sue. Ma ogni tanto, un bambino non si accontenta di quelle risposte. Lui vuole le sue risposte. Ed è tra queste persone che, talvolta, emergono gli scienziati. O i poeti."
Queste parole non sono scritte sulla seconda di copertina di quel libro, quelle parole sono scritte qui dentro, da qualche parte.
Tempo fa lessi un libro. Era una raccolta di racconti fantasy. Alcuni erano molto belli, altri terribili. Ma non è questo l'importante. Un autore scrisse un'introduzione a quel libro, e quell'introduzione suonava più o meno così.
"Gli autori di fantascienza e di fantasy sono sempre stati considerati di serie B, inguaribili bambini che continuano a giocare con i soldati di plastica o le astronavi, o con le lance fatte con manici di scopa o le spade fatte con due assi e un chiodo. Solo che le pagine sono le loro assi, le parole i loro chiodi. Ognuno di loro ha creato, nel tempo, un piccolo regno personale pieno di mostri, eroi, incantesimi, battaglie spettacolari, avversari terribili. La realtà, d'altronde, tendeva a deridere e schiacciare queste cose, a renderle irrilevanti, puerili, fantasie senza capo né coda. Eppure quegli autori non se ne sono curati e hanno continuato verso la folle strada che porta al nulla, insistendo su imprese che, apparentemente, erano impossibili da portare a termine... Continuarono a combattere sospettando e temendo che la vittoria sarebbe sempre stata al di là della loro portata. Ma continuarono. Imperterriti. Testardi. Stupidi. Caparbi. Poi un giorno, qualcuno si guardò attorno, e vide i merli di Minas Tirith che difendevano i Profondi di Dunwich, eserciti di Truppe d'Assalto Imperiali che guardavano i confini di Fantàsia, mostri inimmaginabili e draghi sputafuoco su astronavi a curvatura lanciate nei più profondi recessi della galassia. E si resero conto che le mura merlate dei loro castelli e le scintillanti pareti delle fortezze galattiche si erano tanto espanse da aver costretto la realtà in un assedio da cui non avrebbe mai potuto liberarsi."
Queste parole non sono scritte nell'introduzione di un oscuro libro di racconti italiani. Queste parole sono scritte qui dentro, da qualche parte.
E questo non riguarda la scienza, la poesia o la letteratura fantastica. Questo riguarda ogni aspetto della vita. Questo riguarda l'amore, l'amicizia, la politica, l'economia, la tecnologia... Questo riguarda l'uomo. O forse, soltanto alcuni uomini. È difficile da credere, in un periodo che, come dice qualcuno, dà chiari segni del fatto che Mordor stia ormai già stravincendo la guerra. I suoi fumi neri e puzzolenti distruggono ogni sogno, schiacciando vite e menti sotto il giogo dell'orrore quotidiano, della normalità, dell'accettabile, dei milioni di persone che hanno cose ben più gravi e urgenti a cui pensare, come curarsi da una malattia letale o trovare un pasto caldo, della lettura di un racconto o di un canto d'amore. Ma è, forse, l'ultima libertà che ci rimane.
Sognare.
E plasmare il bonsai della nostra esistenza, per quanto ci è concesso dalla nostra volontà e dalla nostra natura, secondo ciò che vediamo ogni volta che chiudiamo gli occhi.
Questo noioso e verboso post è dedicato a tutti coloro che, ognuno a suo modo, non hanno mai smesso, testardamente e stupidamente, di cercare di realizzare il proprio sogno. Senza compromessi.
Nemmeno di fronte all'armageddon.