Esiste un mondo nascosto, simile al nostro ma più piccolo, concentrato, filtrato da tutto il flusso “mainstream” di stimoli che ruotano attorno alla nostra vita, che predilige la qualità e l’essenza alla quantità spesso indifferente delle cose.
È quel mondo che viene sempre definito “di nicchia”, un substrato molto più attivo e prolifico di quanto non si creda, nel quale però, forse perchè è un terreno difficile, forse chissà… mette piede solo una piccola percentuale di persone, ma ognuno può trovare, se la cerca, la sua minuscola succosa nicchia nascosta che lo aspetta.
Esiste un luogo, a Milano, che per gli amanti del progressive-rock rappresenta un vero e proprio Eldorado, ed è in tutto e per tutto espressione di quel mondo nascosto che conserva il prodotto della creatività di tanti artisti sconosciuti, e lo offre a chi ha occhi per vedere. O in questo caso orecchie per ascoltare.
Si tratta di un negozietto imboscato in Via Aosta dal nome già di per sè eloquente: Prog-Art.
Scoperto quasi per caso dal nostro scaltrissimo Abietto (che una volta chiarito di cosa si stesse trattando mi ha chiamato immediatamente intimandomi perentorio di “mettermi in macchina - correre giù più svelto possibile - ricordarmi di prendere del contante… TANTO contante”), si presenta in modo totalmente diverso da come chiunque di noi immagina un normale “negozio di dischi”.
Forse perchè normale non è…
Vetrine completamente coperte di manifesti di concerti, copertine di vecchi vinili spesso storici (notavo il mitico Yesterdays in condizioni decisamente “datate”…), poster…
Da fuori pare quasi un locale chiuso, abbandonato, coi vetri ingialliti ed una luce che si intravede a stento provenire dall’interno.
Si suona un citofono e di lì a poco ti viene aperta la porta da uno dei proprietari, che ti conduce alla scala che porta al piano superiore, percorrendo uno stretto passaggio attraverso “cose” di ogni genere accatastate un po’ ovunque.
Pezzi di mobili, vecchi giradischi, scatole con vinili di chissà quale provenienza, custodie dvd, riviste ingiallite… *cose*.
Al piano di sopra è l’APOTEOSI.
Par di stare in camera del compagno di classe invasato via con la musica.
L’ambiente è piccolo - di nicchia! - c’è una scrivania in fondo, coperta di cd ed altre *cose* sparse… su un lato la scaffalatura che ospita degli artigianalissimi cassetti di cartone contenenti i cd, ordinati in ordine alfabetico; sull’altro ancora scatole e dischi e/o cd nei quali non ho davvero avuto il coraggio di guardare, per non impazzire…
Curiosare in quel locale, in quell’ambiente così atipico, è un’esperienza UNICA.
Da una parte il fatto che dopo tanto tempo torno a sentirmi un vero ignorante del genere che preferisco, confrontandomi con la conoscenza vastissima dei proprietari di quel negozio, che esattamente come farebbe l’amico di cui sopra ti consigliano gruppi, album, sottogeneri dei più disparati, principalmente per il puro piacere di parlare di qualcosa che li appassiona e di poterlo condividere con qualcun’altro. Quasi che quel cd te lo dovessero prestare e non vendere.
Dall’altra parte quel gusto, che ormai ritenevo definitivamente perduto, di quando andavi nel tuo negozio di fiducia ad ascoltare le ultime novità uscite… su vinile. E dietro al banco il proprietario - che nel mio caso si chiamava Matteo - che con appassionata cura poneva la puntina sul disco e alzava fieramente il volume dell’impianto, descrivendo nel frattempo le peculiarità del gruppo di turno, dell’album di turno, corredate con relativo succoso gossip a tema.
Basta dar loro un indirizzo sul filone stilistico preferito ed in men che non si dica fanno comparire cd di gruppi totalmente sconosciuti, dalle più varie origini del mondo, che ti vengono sottoposti con dovizia di particolari fin’anche superiore al necessario.
C’è da impazzirci, a pensarci bene.
Io ho avuto un lungo momento di squilibrio, dove non sapevo più da che parte girarmi di fronte a quello scaffale coi cassetti di cartone.
Ho visto nomi di gruppi di cui avevo solo sentito parlare o letto per sbaglio da qualche parte che non ricordo, per non parlare degli infiniti altri che… chissà!
Beh, insomma… tutto questo per dire che in un piccolo angolino di Milano, in un luogo assolutamente insospettabile, esiste la “porta” per una di quelle nicchie dell’Underground, e varcarla per un progger può riservare eccezionali piaceri perduti.